ROVIGO - Dieci giorni. È questo il tempo che resta all'agricoltura polesana prima che la crisi idrica entri nella fase più critica. Se non arriveranno piogge significative, il comprensorio dell'Adige potrebbe essere costretto a chiudere le derivazioni destinate all'irrigazione agricola per garantire la priorità all'acqua potabile.
I NUMERI A confermare la gravità della situazione è anche l'ultima rilevazione del Po a Pontelagoscuro: ieri alle 8.30 il livello del fiume ha raggiunto 6,34 metri sotto lo zero idrometrico, uno dei valori più bassi della stagione. Intanto il comprensorio dell'Adige ha fatto scattare lo stato di preallarme. Le riserve disponibili consentono di proseguire con l'irrigazione soltanto per i prossimi dieci giorni. Se nel frattempo non arriveranno precipitazioni consistenti, scatterà il protocollo che prevede la progressiva chiusura di scoli e canali destinati all'uso agricolo. «Nel caso tale condizione sfavorevole dovesse proseguire – sottolinea Cia Rovigo – il protocollo prevede di dare priorità al servizio idrico domestico. Le conseguenze per il primario sarebbero nefaste».Gli effetti della siccità sono già sotto gli occhi degli agricoltori. «Il mais non irriguo ha già subito danni pari al 35% del potenziale raccolto – spiega il presidente provinciale Erri Faccini – Le alte temperature hanno letteralmente bruciato la pianta e ogni giorno che passa quella percentuale aumenta di circa un altro 5%». A peggiorare il quadro c'è il caldo estremo: anche dove l'irrigazione continua, l'acqua evapora rapidamente e fatica a garantire i benefici necessari alle colture.La speranza è riuscire a superare il mese di luglio. «Per granoturco e soia basterebbe arrivare alla fine del mese con l'irrigazione di soccorso per salvare la stagione. Con questi presupposti, però, non è affatto scontato riuscirci». Ancora più delicata la situazione delle colture orticole, in particolare meloni e angurie, che necessitano di un apporto idrico costante. Per Cia non si tratta più di affrontare un'emergenza occasionale, ma di prepararsi a una nuova normalità. «Non possiamo continuare a rincorrere le crisi – aggiunge Faccini –. Servono bacini di accumulo che consentano di trattenere l'acqua nei periodi di abbondanza e utilizzarla quando serve. Le emergenze vanno governate prima che accadano». Da qui anche il rilancio della richiesta di una cabina di regia unica per la gestione della risorsa idrica. «Il Polesine non deve essere l'ultima ruota del carro. La proposta è stata condivisa anche dagli altri enti e dalle organizzazioni agricole. Adesso bisogna passare dalle parole ai fatti».L’OSSERVATORIO Intanto il quadro delineato dall'Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici dell'Autorità di Bacino del fiume Po non lascia spazio all'ottimismo. Le piogge degli ultimi giorni non hanno modificato in modo significativo la disponibilità d'acqua nel Distretto del Po e la severità idrica resta classificata come "media in assenza di precipitazioni". Per il Delta del Po continua inoltre ad avanzare il fenomeno dell'intrusione del cuneo salino dal mare, ormai arrivato fino a 25 chilometri nell'entroterra.














