Siena, 4 luglio 2026 – “Non è la vittoria del capitano dell’Aquila ma di tutta la Contrada”, continua a ripetere Duccio Carapelli. “Quando ho visto che Giovanni ha portato via il canape quasi fino alla fonte ho detto ’non si può più perdere’. E da lì è stato un assolo. Pensa che non mi sono neppure accorto che aveva sbattuto al colonnino, meno male... sennò...”, dice Carapelli che appena arriva nella stalla cerca il figlio Niccolò, vice barbaresco, per abbracciarlo forte. “Non l’ha mai impegnato più di tanto Diodoro, lo teneva sempre sveglio, però ho capito che non si poteva perdere”, aggiunge ai microfoni arrivati appositamente da Nurri il paese dove vive la famiglia di Tittia.

Se questo Palio era come l’avevo sognato?

“Sì, se l’Aquila vinceva doveva essere così. Non c’era alternativa. Abbiamo passato quattro giorni intensi. Ogni minima virgola è stata organizzata, con Giovanni non abbiamo lasciato davvero niente al caso. E questo è il risultato”.

Una vittoria che viene da lontano.

“Il coronamento del lavoro svolto in tutti questi anni”.