La mietitura dei consensi in vista del voto alle politiche dell’anno prossimo ha bisogno di un autunno tranquillo. E Giorgia Meloni si è messa al lavoro per disinnescare i conflitti con un certo profitto, come si è visto al congresso della Uil a Padova.
Rispetto alla legge di bilancio che sarà elettorale le mosse della premier hanno trovato spazio nella debole e inefficace opposizione sindacale vista nei quattro anni del suo governo.
L’occasione politica è stata data dalla trattativa sull’accordo interconfederale sulle relazioni industriali, contrattazione e rappresentanza tra i sindacati confederali e Confindustria. In vista di questo accordo è sembrato evidente negli ultimi tempi un calo della conflittualità, perlomeno a parole, rispetto a certe uscite delle imprese, a cominciare dalle politiche sulla transizione ecologica.
Meloni ha colto l’inizio di questa nuova fase e per questo ha lanciato la criticata esca del «salario giusto» agganciato ai trattamenti economici complessivi previsti dai contratti collettivi siglati dai sindacati «più rappresentativi». Ora ha ottenuto un parziale riscontro sul rinnovo della detassazione del 5% sugli aumenti contrattuali nella prossima manovra. Ma non tutto è scontato, né lineare. Bisogna fare attenzione a sfumature non da poco.







