Il cielo di questi lunghi giorni caldi ha il colore delle serie distopiche più ardite, delle grotte grigioverdi nei videogame senza vita e senza spazio, dell’atmosfera techno-umida, appiccicaticcia di Blade Runner. Un giorno ci siamo svegliati e sui tg sono apparsi i mezzi militari che trasportavano le vittime di Covid, solennemente. Poi si sono affollati, in poco tempo, i carrarmati, le divise, le esplosioni, come un nuovo habitus quotidiano.

I colori del cielo sono diventati acidi, arancioni, rossi, neri. Il cielo ha cominciato a bruciare come nelle immagini del grande incendio della collina di Hollywood nel gennaio 2025 e gli attacchi in luoghi come Gaza, Kiev, Beirut, Teheran sono diventati norma e hanno alterato, nel nostro immaginario, l’azzurro della volta celeste. Le news rimandano immagini del fumo che si alza lento, si gonfia, si diffonde.

È UN MOSTRO che cresce e di colpo cambia per sempre lo skyline di una città. Una città dall’anima morta destinata e non essere mai più la stessa. È come il ripetersi di un mantra cattivo al quale abbiamo fatto l’abitudine: cieli cupi e tristi che bruciano uno dopo l’altro sui nostri smartphone, tra un post di Facebook e la pubblicità di una crema coreana anti-age. Sullo sfondo, un nugolo di hater prende parte a una crociata virtuale come un esercito di formiche su un pezzo di albicocca caduta a terra.