<p>In vetrina, nello sbarco di <strong>Bending Spoons</strong> al <strong>Nasdaq</strong>, ci sono la maxi-capitalizzazione, la corsa del titolo nella prima seduta e la celebrazione in contemporanea a Times Square del ceo <strong>Luca Ferrari</strong> con oltre 500 persone del suo team, mentre l’altro founder <strong>Matteo Danieli</strong> suonava la campanella.

Ma forse ancora più importante della rilevanza mediatica e borsistica avute dalla quotazione a New York di quello che fino a due anni fa era un semplice unicorno e ora è un colosso in piena ascesa <strong>da oltre 23 miliardi di dollari di capitalizzazione</strong>, è la fiducia dei fondi azionisti che emerge dai retroscena del processo di quotazione e fa pensare che per la creatura di Ferrari, Danieli, <strong>Luca Querella e Francesco Patarnello,</strong> l’Ipo potrebbe essere davvero solo il punto di partenza della scalata.<span contenteditable="false"> </span> </p> <h2><strong>I maxi-ordini e la fiducia dei soci</strong></h2> <p>Un punto forse passato sottotraccia è che Bending Spoons continua a conservare la fiducia di investitori presenti da tanti anni nel capitale, a cui si aggiunge la coda dei grandi investitori, americani e non, per prendersi una fetta rilevante delle azioni in fase di quotazione.<span contenteditable="false"> </span> </p> <p>Come ha evidenziato anche Ferrari nell’intervista rilasciata a <em>Class Cnbc</em> (si veda l’articolo a pagina 30), Bending Spoons ha dovuto «convincere» i suoi azionisti a cedere una parte delle loro azioni per avere sufficiente liquidità del titolo.