C’è una voce che da nove giorni continua a dare speranza ai soccorritori. È quella di Fabio, 9 anni, sepolto sotto sei metri di cemento nell’edificio Tahiti, un palazzo di dodici piani crollato a Caraballeda, nel nord del Venezuela durante il devastante terremoto del 24 giugno. Ogni contatto è una conferma che il tempo, almeno per lui, non è ancora scaduto. Attorno a quel punto delle macerie lavorano senza sosta squadre di soccorso arrivate dall’Argentina e da El Salvador. Lo scavo procede centimetro dopo centimetro perché la struttura è instabile ed è stata puntellata prima di consentire ai vigili del fuoco di avanzare. Accanto ai soccorritori c’è il padre Francisco, marittimo, che attraverso i social ha raccontato di essere riuscito perfino a parlare con il figlio. Fabio è molto debole, è stato idratato, ma continua a lottare. Secondo un militare potrebbe trovarsi vicino al corpo della madre. Nessuno, però, vuole fare previsioni sui tempi necessari per raggiungerlo.
Il miracolo di Hernan Gil, la guardia giurata estratta viva il giorno precedente dopo essere sopravvissuta sotto la propria scrivania, alimenta la convinzione che il terremoto non abbia ancora scritto tutte le sue storie. Anche perché sotto un altro edificio crollato, il condominio Oasis Beach di Catia La Mar, continua a dare segni di vita Gustavo Romero Matamoros, capo della polizia dello Stato di La Guaira. I soccorritori riferiscono che l’uomo, intrappolato da nove giorni, è riuscito nuovamente a comunicare con le squadre di ricerca, che hanno intensificato le operazioni nel tentativo di raggiungerlo.











