Mentre Roma discute del voto ad aprile del 2027, a Palermo già fioccano i candidati presidenti. I papabili per Palazzo d’Orléans sono già una decina: dai candidati antisistema Cateno De Luca per Sud chiama nord e Ismaele La Vardera per Controcorrente, a Giuseppe Antoci per il M5s, a Antonello Cracolici per il Pd. In Forza Italia – partito che governa l’isola - i papabili sono addirittura due: il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè e l’eurodeputato Marco Falcone.

Non è bel segnale per Renato Schifani, che in teoria dovrebbe essere ricandidato – così spera – ma che è alle prese con la ormai conclamata diffidenza dei partiti che lo sostengono. A cominciare dal suo. Prova ne è, in queste ore, la manovrina di bilancio, da 400 milioni, che Schifani aveva preventivato di approvare in aula prima della pausa estiva, ma che di fronte alle richieste dei partiti, ha dovuto rinviare a settembre, accontentandosi, di portare al voto dalla seconda metà di luglio, solo pochi punti più urgenti. Secondo i ben informati il governatore teme di subire una battuta d’arresto che farebbe emergere la crisi strisciante della sua maggioranza. Il timore di essere impallinato sulla variazione di bilancio potrebbe essere esiziale.