Se la Sicilia è stato sempre un esperimento politico, quelle che sono probabilmente le ultime votazioni prima delle elezioni nazionali mostrano tutte le divisioni della destra. Nell’isola il centrosinistra trionfa in cinque città e arriva al ballottaggio in città come Agrigento e Bronte, negli ultimi anni roccaforti della destra. Ad emergere su tutti è il ritorno a Enna di Mirello Crisafulli, sindaco che, pur senza simbolo del Pd e del Movimento 5 stelle, è riuscito ad ottenere più del 63% vincendo al primo turno, lasciando le briciole al centrodestra, coalizione di cui alcuni componenti storici lo appoggiavano pure. “Mi sento uno dei simboli del Pd – ha detto – ma è meglio che non ci hanno dato il simbolo perché altrimenti non avremmo preso tutti questi voti”. Le vittorie degli indipendenti, di coloro che vanno contro il sistema statico dei partiti fanno rumore, come Cateno De Luca, che con il suo “Sud chiama Nord” è volato di fiore in fiore, mettendo però un’ipoteca pesante laddove si poggiava. Se a Enna appoggiava il vincitore Crisafulli, a Messina ha portato alla vittoria di Federico Basile, già sindaco prima delle dimissioni di marzo. Sotto l’egida di Sud chiama Nord, il delfino di De Luca ha sbaragliato la concorrenza del centrodestra e del centrosinistra, affermandosi con oltre il 56% delle preferenze, quando in Sicilia basta il 40% per essere eletti al primo turno, solo con liste civiche e con il partito del deputato regionale Cateno De Luca, oggi sindaco di Taormina. L’esperimento dell’intercambiabile De Luca non ha funzionato ad Agrigento, dove addirittura voleva approdare come assessore nella giunta di Luigi Gentile, appoggiato però da Dc e Lega e fermatosi al 14%. Lì la storia l’ha fatta l’ex “figlioccio” di De Luca, Ismaele La Vardera, un altro anti-sistema, che ha puntato tutto sulla Città dei templi, a sostegno della candidatura di Michele Sodano, condannato al ballottaggio per meno di un punto (39,13%), con l’appoggio di tutta l’area progressista: Pd, Movimento 5 Stelle (senza simbolo) Avs e Italia Viva – Casa riformista. Sopra il 40% per quasi tutto il pomeriggio, alla sera si sono spente le speranze dopo la chiusura delle urne, per un risultato che comunque appare storico, considerato il dominio della destra ad Agrigento negli ultimi tempi. Al ballottaggio andrà contro Gerlando Alonge (34,79%), candidato che rappresenta in toto la spaccatura della destra alla Regione: appoggiato da Forza Italia, Fratelli d’Italia e Mpa, non è stato condiviso da Lega e Democrazia Cristiana (leggasi Cuffaro) cosa che di fatto ha fatto perdere la vittoria al primo turno. “Qui si fa la storia” dicono insieme La Vardera e Sodano e non hanno torto, se si pensa che il ballottaggio è già un successo Intanto la sinistra passa da tre grandi città a cinque, imponendosi anche a Marsala con Andreana Patti che schiera un campo largo che potrebbe riproporsi alle prossime Regionali. A Bronte l’exploit lo fa Giuseppe Gullotta che con il sostegno solo di liste civiche e di Controcorrente riesce ad andare al ballottaggio contro il deputato di Forza Italia Giuseppe Castiglione. La resa dei conti siciliana mostra quindi movimenti indipendentisti che riescono a spaccare e fungono da ago della bilancia, ponendosi a sinistra, contro una destra che vede la Lega andare per conto proprio in una divisione che ha caratterizzato l’amministrazione regionale degli ultimi tempi. E mentre De Luca e La Vardera chiedono elezioni subito, Schifani attende i ballottaggi per riuscire nell’ardua impresa di tenere insieme i pezzi di una barca che deve navigare ancora per un anno, ma ha tante crepe.
Comunali, in Sicilia la destra si divide e il centrosinistra si prende cinque città. Gli indipendenti riescono a spaccare le coalizioni e a fungere da ago della bilancia
Schifani attende i ballottaggi per riuscire nell’ardua impresa di tenere insieme i pezzi di una barca che deve navigare ancora per un anno, ma ha tante crepe












