Dopo il caso del Frecciarossa Taranto-Roma, nel mirino c’è il nuovo collegamento Lecce–Bari–Napoli. A lanciare l’allarme è l’associazione “L’isola che non c’è”, che da anni promuove iniziative volte a sostenere la realizzazione dell’infrastruttura dell’Alta Velocità sulla dorsale adriatica e, più in generale, il diritto alla mobilità ferroviaria dei cittadini delle regioni del Mezzogiorno, con particolare riferimento anche alla direttrice Metaponto–Taranto–Roma, tuttora priva di un’infrastruttura ad alta velocità. Da qui la richiesta da parte del presidente onorario, Franco Giuliano, di un incontro con Nicola Zaccheo, numero uno dell’Autorità di regolazione dei trasporti (Art).
La preoccupazione riguarda il rischio, “così come già avvenuto per il collegamento Frecciarossa Taranto–Roma, il cui mantenimento è stato sostenuto dalla Regione Puglia con un contributo di 1,6 milioni di euro, che anche il nuovo collegamento Lecce–Bari–Napoli, caratterizzato da una velocità commerciale di circa 80 km/h, possa registrare una domanda di mercato ritenuta non remunerativa – si legge nella lettera –
Tale circostanza potrebbe determinare la necessità di ricorrere, ancora una volta, a contributi pubblici per garantire un servizio che, a nostro avviso, dovrebbe invece essere reso competitivo attraverso adeguati investimenti infrastrutturali, mai realizzati”.













