Un tuffo all’indietro nel tempo. Anni ’50, pieno del boom economico italiano. Anni in cui il presidente dell’Eni, Enrico Mattei, decide di trasformare in qualcosa di unico il piccolo borgo alpino di Borca di Cadore. Oltre 120 ettari di bosco privato alle pendici del monte Antelao (3.242 metri di altezza) vengono trasformati in un “cantiere sociale”. Un’idea rivoluzionaria, utopistica. Un vero esperimento sociale. Altro che Grande Fratello. Creare non solo un luogo di villeggiatura per tutti i suoi dipendenti Eni, ma una comunità, un “villaggio” da seimila abitanti che mettesse insieme l’operaio al dirigente, o semplicemente a un suo impiegato senza distinzioni di classe. Una vacanza tra la natura a spese sue. Davvero una strana idea… Un’idea nata sul modello di Metanopoli, “città ideale” costruita dall’Eni nel 1952 a San Donato Milanese. Un’idea che Enrico Mattei prova a ripetere due anni dopo nella vicina Cortina d’Ampezzo. Un’opera realizzata interamente dall’architetto Edoardo Gellner (in collaborazione con Carlo Scarpa per alcune sue parti) che prima di tutto individua la montagna. Quella sempre al sole. Quella fatta in gran parte di pietre. Nasce così un villaggio completo e armonico che si fonde nella sua natura nonostante la sua vastità: 280 ville per le famiglie (oggi tutte vendute ai privati), la colonia per i bambini (30.000 metri quadri), il campeggio per i ragazzi con tende fisse, la Chiesa Nostra Signora del Cadore, la struttura alberghiera, il residence che oggi accoglie anche un Parco Avventura.