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Diritto

La stretta sul telemarketing e quindi sulle chiamate indesiderate legate al mercato dell’energia e del gas è iniziata di recente, a partire dal 19 giugno 2026, con il preciso obiettivo di impedire che un contratto possa nascere da una telefonata non richiesta, magari arrivata in un momento di distrazione e chiusa con un consenso poco chiaro. Eppure le ultime segnalazioni arrivate a Federconsumatori raccontano un problema diverso, più sottile: alcuni operatori non chiamerebbero più per vendere direttamente, ma farebbero partire una chiamata brevissima, spesso da un numero italiano, inducendo l’utente a richiamare. Da lì, il contatto commerciale riparte.

La fine progressiva del mercato tutelato ha spinto milioni di famiglie a confrontarsi con offerte, passaggi di fornitore e nuove condizioni economiche; secondo dati citati nella Relazione annuale ARERA 2025, nel 2024 il 23,8% dei clienti domestici ha cambiato fornitore elettrico almeno una volta, contro il 18,9% del 2023. Su una platea di oltre 30 milioni di punti di prelievo, il tempa impatta sulla gestione quotidiana delle utenze di casa.

Il telefono resta uno dei canali più delicati per vendere energia: chi riceve la chiamata non sempre ha davanti una scheda dell’offerta, non sempre riesce a verificare il nome del venditore, a distinguere tra fornitore effettivo, agenzia commerciale e call center terzo. Proprio per questo la nuova disciplina prova mettere dei paletti: non basta più dire che il consumatore “ha accettato” l’avvio di un rapporto contrattuale durante la conversazione telefonica; prima bisogna dimostrare che quel contatto telefonico poteva avvenire.