Nonostante i significativi passi avanti compiuti dall’Unione europea sul fronte delle energie rinnovabili, il settore dei trasporti rimane ancora pesantemente ancorato al petrolio importato. Questa situazione non rappresenta un problema marginale perché auto, furgoni e camion assorbono da soli nei paesi comunitari circa i due terzi dell’intera domanda di greggio, esponendo costantemente famiglie, imprese e governi ai rincari del carburante e agli shock geopolitici globali. Come ha dimostrato, per l’ennesima volta, l’ultima crisi mediorientale. Alla questione dedica attenzione il think tank britannico Ember, che in collaborazione con E-Mobility Europe ha pubblicato uno studio dal titolo “From oil dependence to electric security” da cui emerge che in l’elettrificazione dei veicoli rappresenta la soluzione più rapida ed efficace per invertire la rotta.

Ogni nuovo mezzo elettrico messo su strada, si legge nel report, contribuisce a ridurre in modo permanente la necessità di greggio fossile, sostituendolo con elettricità prodotta internamente da fonti pulite e rinnovabili. Se l’Europa riuscisse a mantenere i suoi obiettivi originari al 2030, portando la flotta elettrica a circa 38 milioni di veicoli, potrebbe risparmiare ben 190 milioni di barili di petrolio all’anno, con un beneficio economico diretto di circa 12 miliardi di euro. Al contrario, una stagnazione della transizione ai livelli attuali lascerebbe il continente vulnerabile e vincolato alle importazioni energetiche.