I gestori dei distributori di carburante proclamano lo stato di agitazione e minacciano una chiusura prolungata degli impianti se il disegno di legge di riforma del settore, annunciato nel 2023 e “faticosamente messo a punto e condiviso da tutti gli operatori”, non sarà portato rapidamente all’esame del Consiglio dei ministri. A lanciare l’allarme sono le organizzazioni di categoria Faib e Fegica, che denunciano i “ritardi incomprensibili” del ministero delle Imprese e del Made in Italy e accusano soggetti non meglio identificati di ostacolare il provvedimento. Le linee guida del ddl sono state presentate nel maggio 2024 e il governo ne aveva annunciato il rapido approdo in cdm, ma poi del provvedimento si sono perse le tracce.
Secondo le due associazioni, “c’è ancora chi, nascosto dietro le quinte, tira il freno a mano con l’ambizione di far naufragare una riforma” che consentirebbe un riassetto della rete distributiva e potrebbe incidere “in modo strutturale anche sul prezzo al pubblico dei carburanti”. Per questo i gestori annunciano la mobilitazione della categoria e si dicono pronti a sostenere la protesta “anche con una chiusura prolungata degli impianti”.
Nella nota le associazioni richiamano anche la scadenza, prevista per oggi, del taglio residuo delle accise sui carburanti. “Ormai tra poche ore verrà cancellato quel che rimane dello sconto dell’accisa”, scrivono Faib e Fegica. Con la nuova scadenza viene meno anche l’ultima quota di riduzione ancora in vigore, un elemento che secondo i gestori rende ancora più urgente intervenire sulla riorganizzazione del settore e sulle regole del mercato, così da incidere sui prezzi attraverso una rete distributiva più efficiente e meno esposta a fenomeni speculativi.










