L'Iran si appresta a vivere uno dei momenti più significativi e complessi della sua storia recente. Nelle prime ore di oggi, venerdì 3 luglio, la capitale Teheran ha iniziato a trasformarsi in una gigantesca fortezza blindata: posti di blocco della polizia, furgoni dell'esercito, manifesti monumentali e chilometri di addobbi con il simbolo del pugno rosso tipico dello sciismo rivoluzionario e combattivo hanno ridisegnato completamente il volto della metropoli.
Milioni di iraniani e di orientali sciiti si preparano a partecipare a una solenne e imponente cerimonia funebre della durata di sei giorni per onorare Ali Khamenei, la Guida Suprema che ha retto le sorti della Repubblica Islamica per trentasei turbolenti anni, succedendo nel 1989 al padre fondatore Ruhollah Khomeini, l'architetto della Rivoluzione contro lo Shah Pahalavi del 1979.Questo colossale rito collettivo, a lungo rimandato a causa delle contingenze belliche, non è solo un atto di lutto personale e nazionale, ma è stato squisitamente orchestrato dall'Iran per proiettare sul palcoscenico globale un messaggio inscindibile di resistenza geopolitica, forza militare e coesione sociale, come dimostrato già dai primissimi cortei e gruppi riunitisi in cordoglio. Il giorno dell'attacco e il mistero sulla successione di Mojtaba L'evento che ha scatenato questa crisi monumentale risale alla mattina del 28 febbraio 2026. Poco dopo le ore 8:00, un raid congiunto israelo-americano ha preso di mira e centrato una residenza governativa blindata nel cuore di Teheran. L'attacco ha provocato una vera e propria strage familiare: oltre alla Guida Suprema Ali Khamenei, sotto le macerie sono rimasti uccisi sua figlia, il genero, la moglie del figlio Mojtaba e la nipotina di appena quattordici mesi.Lo stesso Mojtaba Khamenei, da tempo indicato come il successore designato del padre, è rimasto gravemente ferito nel medesimo bombardamento. Ad oggi, l'entità reale delle sue lesioni resta avvolta dal segreto di Stato; il nuovo leader non è apparso in pubblico e ha affidato la sua voce solo a scarne dichiarazioni scritte, tra cui una nota ufficiale in cui ha preso strategicamente le distanze dai colloqui diplomatici, pur approvandone la prosecuzione tecnica.La figura di Mojtaba rimane al centro di una violentissima faida incrociata. Questa stessa settimana, il Ministro della Difesa israeliano Israel Katz lo ha minacciato pubblicamente di morte, dichiarando che il successore si trova già nel mirino delle forze di Tel Aviv. Questa provocazione ha scatenato la reazione rabbiosa delle fazioni oltranziste interne al regime, che ora premono per una revisione totale della storica fatwa iraniana che vieta il possesso e lo sviluppo di armi nucleari. Sulla stessa linea di totale intransigenza si è espresso Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del parlamento provvisoriamente sospeso e capo negoziatore della Repubblica Islamica, il quale ha lanciato un appello infuocato alla vigilia delle cerimonie, esortando la nazione a insorgere per far conoscere al mondo la richiesta di spargimento di sangue contro l'oppressione e l'arroganza occidentale.Il calendario del funerale di Stato: sei giorni attraverso cinque città La macchina organizzativa dell'evento è interamente coordinata dal Primo Vicepresidente iraniano Mohammad Reza Aref, il quale ha descritto la complessa macchina cerimoniale come l'evento più importante del secolo e il raduno con la maggiore partecipazione di massa dalla Rivoluzione Islamica del 1979. Il programma ufficiale è strutturato secondo una precisa progressione geografica, simbolica e temporale che toccherà cinque città chiave tra l'Iran e l'Iraq.Venerdì 3 luglio si apre con una cerimonia separata e blindatissima riservata esclusivamente ai leader e alle delegazioni straniere. Ali Akbar Pourjamshidian, segretario del comitato nazionale per i funerali, ha stimato la presenza dei rappresentanti di circa trenta Paesi amici, sottolineando con fermezza che nessun leader europeo o statunitense è stato inserito nella lista degli invitati. Su questo punto, il portavoce del Ministero degli Esteri di Teheran, Esmail Baghaei, ha rilasciato dichiarazioni durissime contro le cancellerie occidentali, accusandole di essersi schierate dalla parte sbagliata della storia e definendo vergognosa la loro condotta diplomatica a seguito dei raid subiti dall'Iran.I funerali pubblici cominceranno ufficialmente sabato 4 luglio, una data scelta non a caso, poiché coincide con il 250° anniversario della dichiarazione d'indipendenza degli Stati Uniti, presso la Grande Moschea di Teheran, dove la bara della Guida Suprema sarà esposta accanto a quelle dei membri della sua famiglia. Per consentire l'afflusso della popolazione, il sindaco di Teheran, Alireza Zakani, ha predisposto la chiusura totale di tutti gli uffici pubblici e privati da sabato a lunedì. Proprio lunedì 6 luglio è previsto il momento più critico per la gestione dell'ordine pubblico: una oceanica processione di dieci chilometri che taglierà il centro della capitale, partendo da Piazza Imam Hossein per confluire in Piazza Azadi. Zakani stima una partecipazione record che potrebbe sfiorare i venti milioni di persone, in un Paese in cui il 60% dei novanta milioni di abitanti attuali non ha mai conosciuto un leader diverso da Khamenei.Martedì 7 luglio la salma verrà trasferita nella città santa di Qom, dove sfilerà tra il santuario di Fatima Masumeh e la moschea di Jamkaran sotto temperature torride che si prevede toccheranno i 40°C. Mercoledì 8 luglio, accogliendo una formale richiesta dei partiti politici iracheni, la salma varcherà i confini nazionali per attraversare le roccaforti sciite di Karbala e Najaf in Iraq. Il Ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, si è recato personalmente nelle due città sacre per definire i dettagli di un passaggio che vuole riaffermare il ruolo storico di Khamenei come guida spirituale dell'intero sciismo mediorientale. La richiesta formale e la pressione politica per ospitare le esequie dell'Ayatollah Ali Khamenei in Iraq provengono principalmente dai gruppi e dai partiti sciiti legati al Quadro di Coordinamento, la coalizione dei principali partiti sciiti che detiene la maggioranza in parlamento e sostiene l'attuale governo del Primo Ministro Ali al-Zaidi, e dalle fazioni affiliate alle Forze di Mobilitazione Popolare, anche note come Hashd al-Shaabi, le quali hanno asserito, per voce del loro rappresentante dei media Muhannad Al-Aqabi, che il corteo sarà a tutti gli effetti un evento ufficiale di Stato e che le cerimonie saranno organizzate in stretto coordinamento con le forze politiche irachene e con la partecipazione diretta di tutte le istituzioni statali competenti. Infine, giovedì 9 luglio, le cerimonie si concluderanno con la sepoltura definitiva della Guida Suprema all'interno del celebre santuario dell'Imam Reza a Mashhad, città natale di Khamenei, luogo di sepoltura di grandi leader sciiti come l'Imam ‘Ali al-Rida (anche noto come Reza), l'ottavo Imam dello sciismo duodecimano, e il famoso califfo abbaside Harun al-Rashid, noto in Occidente principalmente grazie a "Le Mille e Una Notte". Mashhad, che significa letteralmente "luogo del martirio" è il santuario più sacro dell'Iran e il principale centro di pellegrinaggio del Paese, visitato ogni anno da milioni di fedeli sciiti da tutto il mondo. Sicurezza massima, tregua geopolitica e il parallelismo con il Muharram L'esecuzione di questo imponente funerale avviene in un contesto di estrema fragilità geopolitica, muovendosi all'interno di una tregua e di un cessate il fuoco di sessanta giorni faticosamente concordato con gli Stati Uniti. Questo accordo temporaneo ha l'obiettivo di riaprire parzialmente lo strategico Stretto di Hormuz e permettere la prosecuzione dei colloqui diplomatici. Nelle intenzioni degli organizzatori, l'unità mostrata dalla folla dovrebbe servire da leva per strappare concessioni ai negoziatori americani. Tuttavia, i rischi legati alla sicurezza interna rimangono altissimi, sia sul fronte di possibili infiltrazioni terroristiche sia su quello della gestione dei flussi umani.I precedenti storici spaventano le autorità: i funerali di Khomeini nel 1989 e quelli del generale del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche Qassem Suleimani nel 2020 furono contrassegnati dal caos totale e da calche mortali, con la salma del vecchio Imam che rischiò di essere travolta dalla folla di oltre 3 milioni di persone che volevano toccare la bara. Apparentemente, i resoconti riportano le testimonianze di una sorta di isteria collettiva legata al fanatismo nella quale la massa luttuosa è caduta. Per gran parte degli iraniani dell'epoca, Khomeini non era solo un leader politico, ma anche una figura mitica, tanto che molti tentarono di strappare un pezzo di sudario bianco da tenere come sacra reliquia. Per prevenire disastri analoghi, lo spazio aereo sopra Teheran verrà completamente sigillato lunedì, con caccia militari in pattugliamento costante anche per sventare eventuali attacchi aerei a sorpresa da parte di Israele, mentre il traffico cittadino verrà interrotto obbligando i partecipanti a lasciare le auto alla periferia della metropoli.Ad accrescere la carica emotiva dell'evento concorre la concomitanza temporale con il Muharram, il primo mese del calendario islamico dedicato al ricordo del martirio di Husayn ibn Ali, il nipote del profeta Maometto che nel VII secolo si sacrificò rifiutando di sottomettersi al califfo Yazid I. Si tratta di un parallelismo potentissimo per la retorica sciita, che ricalca fedelmente le parole pronunciate dallo stesso Khamenei nel suo ultimo discorso pubblico dello scorso 17 febbraio, quando dichiarò solennemente che una nazione fiera come l'Iran non avrebbe mai giurato fedeltà a leader corrotti come quelli americani.










