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L'Iran si è fermato per rendere omaggio al corpo dell'Ayatollah Ali Khamenei. Nella capitale sono iniziate le solenni esequie pubbliche della Guida Suprema della Repubblica islamica, uccisa nelle scorse settimane da Israele e Stati Uniti. Una cerimonia destinata a protrarsi per cinque giorni e che rappresenta non solo un momento di raccoglimento religioso, ma anche un passaggio politico cruciale per il Paese.
Fin dalle prime ore del mattino migliaia di persone hanno raggiunto la Grande Moschea di Teheran. Uomini, donne e giovani, quasi tutti vestiti di nero, hanno sfilato davanti al feretro dell'ayatollah portando bandiere rosse, simbolo del martirio nella tradizione sciita, e ritratti del leader scomparso. Durante la cerimonia si sono levati slogan contro Stati Uniti e Israele, con richieste di vendetta per la morte della Guida Suprema, in un clima fortemente carico di emozione e tensione politica.
Le autorità iraniane hanno predisposto un'imponente macchina organizzativa. Per l'intera giornata del corteo funebre è stato chiuso lo spazio aereo della capitale, mentre migliaia di uomini delle forze di sicurezza sono stati schierati lungo il percorso della processione. L'obiettivo è garantire il regolare svolgimento delle celebrazioni, ma anche offrire al mondo l'immagine di un Paese compatto attorno alle proprie istituzioni in uno dei momenti più delicati dalla nascita della Repubblica islamica.










