Esistono luoghi segreti dove vengono trattenute le persone migranti negli aeroporti. L’inchiesta di Fanpage.it dentro le “stanze dei rimpatri” attraverso la testimonianza di chi è stato trattenuto a Malpensa per giorni tra vuoti normativi e diritti negati.

Immagine di repertorio

"Sono stato chiuso lì dentro per tre giorni. Avevo fame, non potevo parlare con nessuno". È il racconto a Fanpage.it di un giovane cittadino egiziano che lo scorso giugno è stato trattenuto nelle cosiddette "stanze dei rimpatri" dell'aeroporto di Malpensa prima di essere imbarcato su un volo per l'Egitto. Si tratta di luoghi segreti, poco conosciuti, sussidiari ai Cpr (Centri di permanenza per il rimpatrio) istituiti nel 2018 dal ministero dell'Interno per trattenere le persone migranti in attesa dell'espulsione.

Entrare in queste stanze è quasi impossibile: giornalisti e avvocati non possono accedervi liberamente e chi vi viene trattenuto, nella maggior parte dei casi, viene espulso nel giro di poche ore o pochi giorni, senza avere la possibilità di raccontare cosa è accaduto al loro interno. È così che le "stanze dei rimpatri", o più burocraticamente "locali idonei" e "stanze di transito", restano una delle aree più opache del sistema italiano delle espulsioni. Proprio in questa opacità, però, si consumerebbero – come confermato a Fanpage.it dal giovane e dal suo legale – limitazioni della libertà personale e violazioni di diritti umani fondamentali. Cosa succede nelle stanze dei rimpatri "Sono stato portato nelle stanze dei rimpatri di Malpensa intorno alle 11:00 di domenica mattina", esordisce il ragazzo a Fanpage.it. "Sono uscito martedì pomeriggio e mi hanno rimpatriato". Fin dal primo momento del trattenimento il giovane riferisce di aver chiesto di poter contattare il proprio avvocato e la madre. "L'ho ripetuto tante volte. Loro non volevano darmi il telefono. Mi han detto: non puoi chiamare nessuno", aggiunge. "Solo martedì due agenti mi hanno chiesto se volessi chiedere l'asilo politico. Allora mi hanno fatto fare una videochiamata con il mio avvocato".