Muore durante un inseguimento Massimo Ciarelli: uccise un ultrà del Pescara, era in semilibertà
Segui Il Giornale su Google Discover
Scegli Il Giornale come fonte preferita
Inseguimento mortale a Pescara. Senza patente, in libertà vigilata, pluripregiudicato fugge all'alt e si schianta contro una gazzella dei carabinieri. È morto sul colpo Massimo Ciarelli, 43 anni, lungo la statale 16 che da Città Sant'Angelo porta a Silvi, nel Teramano. Finito con un maxiscooter Yamaha T Max contro una radiomobile, una Jeep Renegade arrivata in aiuto dei colleghi di pattuglia che lo inseguono da chilometri. Secondo i primi accertamenti della polizia stradale, con i militari alle calcagna l'uomo avrebbe invertito il senso di marcia per poi perdere il controllo del mezzo finendo contro l'auto della stazione di Città Sant'Angelo.Una ricostruzione che non convince i suoi familiari. Attraverso il loro legale, l'avvocata Laura Filippucci, i parenti sostengono innanzitutto che Massimo non era alla guida, poi che l'auto dei carabinieri si sarebbe avvicinata allo scooter fino a toccarlo, mentre davanti si sarebbe posizionata, di traverso, la seconda auto dell'Arma. Inevitabile, a quel punto, l'impatto. Ipotesi smentita dagli stessi carabinieri. L'auto, secondo l'Arma, non avrebbe colpito lo scooter su cui viaggiava Ciarelli, che era alla guida, assieme a un suo amico di 30 anni rimasto illeso.Sono le ore 20 di mercoledì. Ciarelli, che ha un curriculum criminale pesante, droga, armi, ricettazione e, infine, omicidio volontario, prima di rientrare nel carcere di San Donato, previsto entro le 21, incrocia un posto di blocco. L'uomo non potrebbe guidare e non dovrebbe essere fuori Pescara, tanto che di fermarsi non ci pensa affatto. I carabinieri cercano di raggiungerlo. Il T Max zigzaga fra le auto, i militari dietro. Chiedono ausilio via radio alla centrale, parte una seconda auto. Superato il ponte sul torrente Salino il 43enne di etnia rom imbocca la rotatoria dell'Expo 2000. Qui il passeggero cade, i carabinieri lo bloccano. Ciarelli, a quel punto, fa quello che nessuno si aspetta: «Effettua una repentina manovra a U per poi reimmettersi (contromano, ndr) sulla precedente direzione di fuga, in direzione Montesilvano, andando a impattare frontalmente con la seconda auto sopraggiunta in ausilio». Tant'è. I familiari, che non credono a questa ricostruzione, avrebbero contattato un consulente per chiarire la dinamica. La Procura di Teramo ha aperto un fascicolo contro ignoti per omicidio stradale e affidato il caso al pm Elisabetta Labanti. Sul posto la polizia locale di Silvi per i rilievi. La stradale avrebbe già acquisito le immagini di videosorveglianza di zona e messo a verbale numerosi testimoni, compreso il 30enne coinvolto nel drammatico incidente.










