PESCARA. Lo scooter che non si ferma all'alt dei carabinieri, all'altezza di Montesilvano. Il breve inseguimento lungo la statale Adriatica che conduce a Silvi Marina, località turistica già affollatissima in questi primi giorni di luglio. La decisione improvvisa di fare inversione di marcia con lo scooter per sfuggire alle pattuglie dei militari. Lo scontro frontale con la jeep dei carabinieri che, proprio in quel momento, procedeva nella direzione opposta. E quel casco slacciato che non riesce a salvarti la vita. Così, nella tarda serata di mercoledì, è morto Massimo Ciarelli, il 43 enne proveniente da una famiglia di etnia rom, ma in realtà pescarese di seconda generazione residente a Pescara, nel quartiere Rancitelli. Dove, il primo maggio del 2012, si era macchiato del delitto dell'ultrà del Pescara calcio Domenico Rigante (era l'anno della squadra delle meraviglie di Zeman), assassinato in via Polacchi dopo essere stato colpito prima con un casco, poi con alcuni colpi di pistola, per avere “insultato” Ciarelli la sera prima nella zona dei pub di Pescara vecchia. Una vera e propria spedizione punitiva quella del primo maggio di 14 anni fa, messa in atto da Ciarelli con la complicità di alcuni familiari. Poi le manette, la condanna a 30 anni di reclusione, ridotti poi a 17, e la libertà vigilata ottenuta nel 2025. Fino, appunto, alla drammatica fine di mercoledì sera, quando la vittima, alla guida di un grande scooter di colore scuro, non si ferma all'alt della pattuglia, nel territorio di Mnontesilvano e, con un altro passeggero a bordo (rimasto illeso nello scontro), si dà alla fuga imboccando la nazionale adriatica in direzione Teramo. I punti da chiarire sono ancora tanti. Intanto perché la vittima, che aveva tutto l'interesse di “tirare dritto” con la giustizia, dopo avere beneficiato della libertà vigilata, non si sia fermato all'alt. La prima ipotesi, quella di una tentata rapina, sarebbe già caduta dopo i primi accertamenti, mentre si continua a indagare su un possibile traffico di droga. Pochi dubbi, invece, sullo scontro frontale con la jeep dei carabinieri, che non avrebbe niente a che fare con uno speronamento, ma con un incidente dovuto all'improvvisa decisione della vittima di fare inversione di marcia alla guida dello scooter, per sottrarsi all'inseguimento. Una vicenda che nell'immediatezza del fatto aveva richiamato alla mente quella del 19enne di origini egiziane Ramy Elgaml, morto a Milano il 24 novembre del 2024 dopo essere stato investito da un'auto dei carabinieri mentre tentava di sottrarsi all'inseguimento in sella a una moto. Qui Ciarelli avrebbe fatto tutto da solo, con quella manovra azzardata che le è costata la vita.