La quiete (non troppa) dopo la tempesta. Il giorno dopo le dimissioni in blocco dalla commissione di vigilanza Rai è per le riflessioni, anzitutto quelle dell’ormai ex presidente Barbara Floridia (M5s) che rilascia una lunga intervista al Corriere della Sera. "Io mi sono dovuta dimettere per rispetto delle istituzioni". Lei, i colleghi di opposizione, ma anche a catena quelli di maggioranza. Floridia ripercorre gli ultimi (quasi) due anni di stallo dei lavori. "La maggioranza ha bloccato la commissione, tranne rari episodi che sono sembrati delle concessioni. Hanno fatto mancare il numero legale tantissime volte". A monte, "un ricatto” del centrodestra. “Sì, la maggioranza voleva imporci il nome della presidente della Rai, Simona Agnes. E ce lo hanno detto chiaramente: o la votate o noi boicottiamo tutte le sedute della commissione. È un ricatto che i membri della maggioranza hanno fatto a microfono aperto più volte in ufficio di presidenza".Anche le dimissioni in blocco della maggioranza, secondo Floridia, non sortiranno effetto alcuno. “Se inverti gli addendi il risultato non cambia - commenta -. Se arrivano nuovi membri della commissione ma si continua a insistere con il vecchio nome della presidente siamo allo stesso punto di prima".Non solo una questione di nomi, secondo Floridia. "Mi pare evidente che, a un anno dalle elezioni, da una parte con la legge elettorale e dall'altra con l'occupazione militare della Rai, Meloni voglia apparecchiarsi la campagna elettorale - dichiara in un'intervista a Il Fatto Quotidiano -. Tenta di blindarsi anche utilizzando la tv pubblica per tornare a Palazzo Chigi, magari per poi eleggere un capo dello Stato a lei gradito". Le dimissioni come unica strada possibile anche secondo la ex presidente della commissione Maria Elena Boschi. "Prima di arrivare a un gesto così eclatante - dichiara in un’intervista a Repubblica - che non abbiamo vissuto con leggerezza, le abbiamo tentate tutte: scrivendo più volte ai presidenti di Camera e Senato". A nulla era valso l’intervento del presidente della Repubblica Mattarella, che già lo scorso aprile aveva definito lo stallo inaccettabile. Il deputato di Italia viva Roberto Giachetti a maggio era arrivato ad ammanettarsi al proprio banco in sciopero della fame e della sete. Fu rassicurato dalla maggioranza, Meloni stessa, sulla disponibilità a garantire il numero legale in commissione.Maggioranza assente e numero legale spesso irraggiungibile. Uguale, lavori bloccati. Il casus belli, come già ripetuto da Floridia, continua ad essere il disaccordo sul nome di Simona Agnes alla presidenza aziendale. "Probabilmente nella maggioranza non soltanto non sono d'accordo nel coinvolgere le opposizioni, ma non sono neanche d'accordo al loro interno - va avanti Boschi -. Ci aspettavamo una proposta alternativa, ma la volontà di non cambiare nome è frutto del loro disaccordo. O, magari, qualcuno di loro preferisce che Marano resti in sella".In questi due anni, continua Boschi, "avremmo potuto convocare in audizione i vertici aziendali, i sindacati, affrontare il problema dei precari, avremmo potuto tutelare maggiormente l'indipendenza del giornalismo d'inchiesta e soprattutto il pluralismo. Invece - osserva - non abbiamo potuto fare nulla, neanche sulle dismissioni immobiliari".