Il 250esimo compleanno della democrazia statunitense arriva in un momento di grande inquietudine. Donald Trump promette di rendere l’America di nuovo grande mentre i sondaggi raccontano che due cittadini su tre dichiarano di temere per la tenuta della democrazia. Intanto il presidente continua a mettere in discussione norme, consuetudini e regole politiche costruite nell’arco di due secoli e mezzo; di contro attivisti, organizzazioni per i diritti civili e osservatori internazionali denunciano una crescente pressione sulla libertà di espressione, sui diritti umani e sulle garanzie costituzionali che hanno rappresentato per decenni il principale patrimonio morale degli Stati Uniti.È di questi giorni il no della Corte Suprema all’abolizione del diritto di cittadinanza per nascita, lo ius soli. È un’America che rischia di diventare “America Alone”, come ci scrivono le nostre corrispondenti dagli Usa, Cavalieri e Mulvoni. Un Paese sempre più solo, anche perché Trump ha incrinato la fiducia degli alleati storici, prendendo le distanze dall’Europa e dalla Nato, aprendo guerre commerciali, trasformando partner di lungo corso in interlocutori da sfidare e talvolta da sbeffeggiare.E non è soltanto una questione diplomatica. Infatti, nel momento in cui si logora l’affidabilità di una democrazia, si incrina anche il capitale di fiducia su cui si fondano le sue alleanze. Perfino l’appartenenza alla Nato è diventata oggetto di discussione. Dopo un confronto con il segretario generale Mark Rutte, Trump è arrivato a evocare sui social la possibilità di un disimpegno americano, scrivendo che «la Nato non c’era quando ne avevamo bisogno e non ci sarà se ne avremo bisogno di nuovo». Parole che fino a pochi anni fa sarebbero sembrate impensabili per il presidente della nazione che dell’Alleanza atlantica è stata il principale architetto.Quanta nostalgia per quell’America capace di parlare al mondo con il linguaggio del “Yes we can” di Barack Obama, promessa di libertà, opportunità e inclusione. Oggi quel Paese che aveva fatto dei diritti civili uno dei propri simboli combatte una crociata contro le politiche di diversità, equità e inclusione; individua nelle persone transgender e nella cosiddetta cancel culture i nuovi nemici dell’Occidente; allontana nativi e minoranze dai riflettori della politica. E quel sogno resta sospeso, in attesa che le cinquanta stelle tornino a brillare per tutti.La questione, però, rischia di riguardare anche noi. Perché il destino dell’America coincide, in parte, con quello delle democrazie occidentali. Ecco perché abbiamo scelto di dedicare la copertina a American Gothic, il celebre dipinto di Grant Wood del 1930, una delle immagini più riconoscibili dell’arte americana, sostituendo i volti originali con quelli di Donald Trump e Giorgia Meloni, per richiamare l’idillio iniziale tra la premier italiana e il presidente americano e la sua progressiva incrinatura, segnata da tensioni e attacchi pubblici, ma anche per allertare contro il rischio di replicare in Europa quanto sta accadendo sull’altra sponda dell’oceano.In questo numero il filosofo Giacomo Marramao invita gli Stati Uniti a rinascere «con l’orgoglio di essere la prima democrazia della modernità». È un auspicio che facciamo nostro. Perché il miglior modo di celebrare 250 anni di indipendenza è affermare che la libertà resta più forte della paura e che la democrazia avrà sempre la straordinaria capacità di rinnovare sé stessa.
Perché le stelle degli Stati Uniti brillino ancora
Il destino dell’America, ora sempre più sola, coincide in parte con quello delle democrazie occidentali












