L’uomo ha risposto a tutte le domande del pm, chiarendo la sua posizioneRicevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciLungo interrogatorio ieri in Procura, durato ben tre ore, per il terzo indagato nell’inchiesta del pm Salvatore Giannino sul maxi rogo che tra la fine di aprile e l’inizio di maggio ha devastato il Monte Faeta, distruggendo oltre 700 ettari di bosco sui versanti lucchese e pisano. A rispondere alle domande del magistrato, il proprietario dell’oliveto di Santa Maria del Giudice, assistito dall’avvocato di fiducia Letizia Lavoratti. L’ipotesi di reato per lui è di concorso in incendio boschivo colposo e aggravato, ma l’avviso di garanzia appare sostanzialente un atto dovuto.

Si è trattato di un confronto molto lungo per mettere a verbale ogni fase di questa delicata vicenda, a partire dall’incarico dato dal proprietario ai due giardinieri (a loro volta indagati) per potare le piante e ripulire poi dagli scarti. Al centro la questione dell’abbruciamento dei resti delle potature, accatastati in una zona molto vicina agli alberi del bosco e fatalmente poi sfuggito al controllo dei due incaricati quel pomeriggio di martedì 28 aprile. Da lì partì poi l’incendio boschivo che nel giro di cinque giorni produsse effetti devastanti per l’ambiente.