Kyiv, una capitale europea, ha preso fuoco di notte, un’altra volta, la furia russa si è abbattuta su case, alberghi, parchi giochi, almeno venti morti, decine di feriti: mancano i Patriot americani, non c’è modo di difendersi dalla furia russa dei suoi missili balistici. Si scavava ancora tra le macerie, contando i morti, i danni, misurando una devastazione indicibile e ingiusta, quando il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha detto agli alleati, agli americani: dateci la licenza per produrre i Patriot qui da noi, solo così possiamo difenderci. A fine maggio, Zelensky aveva scritto a Donald Trump e al Congresso americano chiedendo l’invio dei Patriot: abbiamo dimostrato di essere buoni alleati, lasciateci difendere il nostro paese. Ora il presidente ucraino dice: ce li produciamo da soli, questi Patriot salvifici, lasciatecelo fare. Ci penserò, ha detto Trump durante il G7 che – per capire quanto bassa è l’asticella con questo presidente americano – abbiamo raccontato come un summit positivo, in cui Trump ha dato buoni segnali di solidarietà all’Ucraina. Pensate se fosse stato un summit pessimo.Vladimir Putin vede, sa. Nella notte tra mercoledì e giovedì ha ordinato di lanciare 496 droni e 74 missili, di cui 28 balistici. Le forze ucraine hanno intercettato e abbattuto 48 missili e 476 droni, ma dei 28 missili balistici, 25 sono piombati mortali sui civili. Perché non ci sono i sistemi di difesa aerei per i missili balistici, che sono gli intercettori Patriot, che sono prodotti soltanto dagli Stati Uniti e non arrivano, nemmeno a pagarli, come sono disposti a fare gli europei – ma Washington deve volerli vendere, e non vuole. Putin lo sa e modifica il suo mix letale, meno droni e più missili, perché questi ultimi sono destinati ad andare a segno, a devastare l’Ucraina che il presidente russo non riesce altrimenti a piegare. Zelensky mercoledì era a Dublino per l’inaugurazione della presidenza di turno irlandese dell’Unione europea, ma è andato via prima: sappiamo che ci sarà un attacco russo massiccio. Che è arrivato con la puntualità feroce di Putin, la puntualità che manca ai partner occidentali dell’Ucraina, che chiede la licenza per prodursi da sola gli intercettori Pac-3, che sta progettando un suo sistema simil Patriot, che si è ingegnata in tutti i modi, anche quelli inimmaginabili per respingere i russi, che ha compensato i ritardi degli alleati, i veti, il disimpegno, i meccanismi contorti di sistemi decisionali che arrivano sempre dopo il puntualissimo Putin. Ma non basta: a Donald Trump non basta.“Tutti concordano sul fatto che ora disponiamo delle capacità tecniche necessarie per iniziare a produrre missili per i sistemi Patriot”, aveva detto Zelensky sui social media subito dopo il vertice del G7 a Évian-les-Bains, dieci giorni fa, dopo aver incontrato Trump e il segretario di stato americano Marco Rubio: “Il presidente Trump intende chiedere alle aziende di difesa statunitensi di avviare una produzione autorizzata di missili per la difesa aerea in Europa e Ucraina”. “Ci daremo un’occhiata”, aveva detto il presidente americano, con la solita vaghezza. Però aveva firmato la dichiarazione congiunta con altri leader del G7 che afferma “il nostro incrollabile sostegno all’Ucraina” e che i paesi membri sono “pronti a prendere in considerazione” la concessione all’Ucraina di licenze per la produzione di armi. Se l’Ucraina iniziasse a produrre missili Patriot, sposterebbe la produzione più vicino alle linee del fronte e fornirebbe le munizioni preziose che compensano l’esaurimento delle scorte statunitensi. Kurt Volker, ambasciatore degli Stati Uniti presso la Nato e rappresentante speciale per i negoziati con l’Ucraina durante il primo mandato di Trump, aveva detto a Politico che le condizioni per ottenere questa licenza si stavano predisponendo. Ma gli Stati Uniti potrebbero non dare all’Ucraina l’accesso completo al progetto missilistico, dicono alcuni esperti, perché il trasferimento della tecnologia è considerato da molti, soprattutto al Pentagono, troppo rischioso. E’ lo stesso Pentagono che un anno fa aveva sospeso le forniture all’Ucraina perché si era reso conto di avere gli arsenali sguarniti; è lo stesso Pentagono che dice che “i regali” dell’Amministrazione Biden all’Ucraina hanno causato un grave problema alla sicurezza nazionale americana; è lo stesso Pentagono che ha sottoposto a una revisione l’impegno statunitense in tutta l’Europa e che, proprio come Trump, considera la difesa ucraina un affare europeo.Così, alla vigilia del 250esimo compleanno dell’America, alla vigilia del vertice della Nato in cui tutti i compiti assegnati l’anno scorso sono stati fatti, ma sembrano comunque non bastare, si può misurare il costo di Trump, del suo sciagurato allineamento con Putin, del suo aver millantato la possibilità di un negoziato cui Putin non partecipa – e purtroppo, proprio come avviene con gli iraniani, difetta di competenze diplomatiche – del suo disinteresse nei confronti dell’Ucraina. E’ una misura fatta di morti ucraini, è una misura fatta di un tentennamento e di un ritardo che Vladimir Putin prende come una licenza di uccidere.
Il costo di Trump per l’Ucraina
Una capitale europea, Kyiv, ha preso fuoco sotto i missili balistici di Putin: mancano i Patriot americani per intercettarli. La misura mortale del disimpegno trumpiano









