Dalle macerie, fisiche, morali, si può rinascere. Anche usando materiali di scarto. C’è una speranza. Così ci raccontano gli artisti coinvolti in questa nuova edizione di PERFORMING PAC (sino al 13 settembre) e un titolo che riprende alcuni versi di T.S.Eliot, “These fragments I have shored against my, ossia “Questi frammenti ho edificato contro le mie rovine“. L’idea del "costruire con le macerie" viene celebrata con questa mostra dal valore simbolico, nel trentesimo anniversario della ricostruzione del PAC (1996-2026) dopo l’attentato di via Palestro del 1993, ed esplorata anche attraverso la Project Room dedicata a Ignazio Gardella che insieme al figlio si era occupato della ricostruzione di uno spazio vivo, che si muove, ricorda e racconta la sua storia in modo dinamico.

Ecco che partendo dal “flashback storico” della mostra tenutasi al PAC del 2001 dedicata a Kurt Schwitters, il progetto connette la poetica dell’assemblaggio, del frammento e della stratificazione di Schwitters con la ricerca di sette artisti contemporanei: Jacopo Benassi, John Bock, Gabriella Ciancimino, Roberto Cuoghi, Thomas Hirschhorn, Lucia Marcucci e Mika Rottenberg. Alcuni da intendersi, come appartenenza, alla "scuola" di Schwitters, altri invece scelti dal team curatoriale (Silvia Bignami, Iolanda Ratti e Diego Sileo) perchè hanno sviluppato una ricerca coerente con il tessuto scientifico del progetto espositivo. E il PAC per l’occasione espone quattro opere di Schwitters: i tre straordinari collage e il rilievo Grasmere, (1942-45). Ma anche documenti d’archivio, fotografie dell’allestimento e un singolare libro degli ospiti che riporta le diverse reazioni e (alcune sono vere e proprie stroncature) i commenti dei visitatori al Merzbau la “cattedrale della miseria erotica”, l’opera della sua vita.