Un momento. di “A.I.M“ di. Kyle Abraham (foto. Christopher Duggan)Ricevi le notizie de Il Giorno su GoogleSeguiciUn cantiere. Difficile pensarlo diversamente. Pur con tutte le specificità del caso: in pieno centro a Milano, nei curatissimi spazi di Triennale, con quell’inconfondibile gusto modaiolo e internazionale. Un cantiere quindi parecchio ordinato. Ma dove ogni giorno si costruiscono case (spettacoli), accompagnando sul palco talenti e processi creativi. All’interno di una proposta curatoriale ramificata. Che intreccia progettualità produttiva e attività di scouting. Un po’ questa l’anima di FOG. E forse anche il suo segreto. Visto che il festival dedicato alle performing arts è nel pieno di una seguitissima nona edizione, per la prima volta suddiviso in due momenti. Tema: lo sguardo sul mondo. E finora è stato uno sguardo parecchio bellino se si pensa a Romeo Castellucci, Banushi o perfino alla scelta così semplice ma così felice di riproporre “Blue“ di Jarman (per il “Fuck me blind“ di Matteo Sedda).
Chiusa la prima parte, la presentazione della sezione autunnale pensata da Umberto Angelini, direttore artistico di Triennale Teatro. Dal 19 settembre al 15 novembre, quattordici titoli di cui quattro in prima assoluta. All’interno di un cartellone che come al solito unisce grandi nomi internazionali e giovani talenti italiani. "FOG conferma il suo sguardo curioso sul mondo – ha sottolineato Angelini –, radicato nei mutamenti e nelle incertezze, nella incessante e tenace ricerca di condivisioni capaci di tenere insieme possibili umanità". Questa sarebbe una riflessione su cui tornare con più calma. Ragionando su come le performing arts siano oggi uno dei linguaggi più lucidi e ispirati nell’indagare il contemporaneo. Declinato in temi, estetiche, militanze.









