Attenzione: materiale esplicito. Qui si promuove il consumo della frutta estrema, e pare non sia del tutto lecito. In un mondo addomesticato in cui l’unica frutta concepita è quella che si compra al supermercato, la frutta che non costa nulla fa paura. Ho postato sui social le foto del mio raccolto di gelsi neri (o, più propriamente, more di gelso nero): foto dell’albero, foto dei frutti, foto degli amici proprietari dell’albero, foto della mia mano tutta rossa (perché i gelsi neri sono incredibilmente coloranti, e non colorano di nero bensì di rosso).Scrive Camillo Langone su X: Sono un uomo fortunato, ho amici che mi invitano nella loro campagna per raccogliere i gelsi neri. Che sono frutti estremi (per bontà, rarità, potere colorante). (Giuseppe Procacci Leone, Trani 24.6.2026)Su X, che doveva essere il social della libertà di espressione, mi hanno censurato, offuscando l’immagine e piazzandoci sopra un cartello severo: “Avviso sui contenuti: materiale esplicito”. Colpa dell’algoritmo californiano, certo. E forse pure del pelandrone italiano che, postando solo vacanze e mai lavori di campagna, ha mantenuto l’algoritmo nell’ignoranza. Chi raccoglie più i gelsi? E i fichi? E i fichidindia? Pensare che è la frutta più buona che conosca... L’Italia è piena di alberi di nessuno, di piante abbandonate che d’estate, ora, si caricano di frutti meravigliosi destinati a marcire. Mentre il pelandrone continua a lamentarsi dei prezzi della spesa e a meritarsi la melinda.