La risposta russa agli attacchi ucraini è arrivata, ha colpito Kiev brutalmente e ha palesato un fatto: per quanto le guerre potranno diventare tecnologiche – e questa sta battendo tutti i record – siamo sempre all’antica legge del taglione. Occhio per occhio, dente per dente. Se gli ucraini riescono a colpire con i droni Mosca allora i russi rispondono con decine di missili balistici su Kiev, in una spirale di morte e devastazione che si autoalimenta. Per ora il bilancio è di 22 morti e oltre 90 feriti, ma si scava ancora sotto le macerie e in ospedale ci sono diversi casi gravi. «È l’attacco più massiccio su Kiev dall’inizio della guerra» ha dichiarato il sindaco della capitale, Vitali Kitschko annunciando un giorno di lutto cittadino per oggi.
IL PORTAVOCE dell’aeronautica ucraina, Yuri Ignat, ha parlato di 496 droni a lunga percorrenza e 74 missili. «Ventotto dei missili lanciati verso Kiev erano missili balistici, un numero da record per un attacco singolo sulla capitale». Il dato inedito è che per la prima volta si sia scelto di utilizzare così tanti missili contemporaneamente. Da un lato questa decisione palesa la volontà di massimizzare le potenzialità distruttive e infatti si registrano danni in ben 33 località dell’area urbana, dall’altro è una dimostrazione di forza bruta. Il Cremlino, «prontamente» informato degli esiti dell’attacco dal capo di Stato maggiore Valerii Gerasimov, è soddisfatto. Il portavoce di Vladimir Putin, Dmitri Peskov, ha spiegato che si è trattato di un «massiccio attacco di rappresaglia» che ha bersagliato «esclusivamente obiettivi militari o collegati alle forze armate». Ma la realtà sul terreno è molto diversa.













