La proposta che sarebbe alle «fasi iniziali di esame» prevederebbe la cessione al governo Usa di una quota del 5% in Open AI, un modo per «condividere i benefici del boom della realtà artificiale con il pubblico». Il sistema di partecipazione pubblica potrebbe estendersi ad altri protagonisti dell’industria tecnologica americana con simili applicazione ad Anthropic, Google e Meta anche se quelle aziende non si sono per ora espresse in merito.

SE L’ACCORDO dovesse essere raggiunto consoliderebbe gli stretti (qualcuno direbbe “incestuosi”) rapporti fra Big tech e l’attuale amministrazione, già firmataria di miliardari appalti militari con società quali Anthropic e Amazon e contratti per la sorveglianza con aziende come Palantir, i cui algoritmi sono stati definiti «sistema operativo dello stato securitario». Se verrà definito, l’accordo rappresenterà l’ultimo esempio di nazionalizzazione da parte del leader di quello che per antonomasia è stato il partito del liberismo e del governo minimo. L’anno scorso il governo aveva già acquisito una quota «strategica» del 10% di Intel (pari a 8.9 miliardi di dollari). Il nuovo dirigismo trumpista impiega fondi pubblici per perseguire obbiettivi politici (compresi incentivi monetari a società di energia per abbandonare centrali eoliche a favore della riconversione ad infrastrutture per idrocarburi).