Pavia. Condannato a 3 anni e 2 mesi per violenza sessuale nei confronti delle figlie di una conoscente che lo consideravano un “zio” acquisito. Questo il verdetto in corte d’appello per un 57enne originario di Voghera e residente a Milano: omettiamo il nome a tutela delle vittime che avevano 8 e 10 anni quando erano iniziate le violenze. La vicenda affonda le proprie radici nelle vacanze di Pasqua del 2017 ed è accaduta nella zona tra Pavia e Milano. La vicenda L'uomo era una presenza abituale nella vita della famiglia, tanto da essere considerato una sorta di "zio" dalle due bambine. Un rapporto di fiducia consolidato nel tempo, che gli consentiva di frequentare la casa senza destare alcun sospetto. Proprio quella fiducia tradita è stata uno degli elementi sottolineati dai giudici nel ricostruire la gravità della condotta. Quel giorno il 57enne si trovava in un monolocale della famiglia, dove stava eseguendo alcuni lavori di ristrutturazione. Approfittando dell'assenza di altri adulti e del fatto di essere rimasto solo con le due sorelle, le costrinse a compiere e subire atti sessuali. Le violenze non si limitarono a quell'episodio: secondo quanto accertato nel processo, nello stesso giorno gli abusi si ripeterono anche nell'abitazione di Carpiano. Prima di lasciarle, l'uomo intimò alle bambine di non raccontare nulla alla madre, imponendo loro un silenzio che sarebbe durato per anni. Quel segreto rimase infatti custodito nel silenzio e nella paura per quasi quattro anni. Le due sorelle, troppo piccole per comprendere fino in fondo quanto fosse accaduto e terrorizzate dalle possibili conseguenze, non riuscirono a confidarsi con nessuno. A far crollare quel muro fu un episodio del tutto inatteso, la sera di Halloween del 2021. Durante un gioco di "obbligo o verità", la madre, convinta di conoscere ogni segreto delle figlie, si sentì rispondere: «Non è vero, c'è una cosa che non sai, e te la diremo solo quando avremo diciott'anni». Colpita da quella frase, insistette perché le bambine spiegassero il significato di quelle parole. Alla fine, sopraffatte dall'emozione, trovarono il coraggio di raccontare gli abusi subiti anni prima. Il racconto trovò conferma anche nei segnali di disagio che le due minori avevano manifestato nel tempo. La pediatra, raccogliendo le loro confidenze e osservando i profondi cambiamenti nel comportamento delle bambine, decise nel novembre 2021 di presentare una segnalazione all'autorità giudiziaria. Tra i sintomi emersi figuravano frequenti crisi di pianto notturne, un improvviso peggioramento del rendimento scolastico e una persistente ansia nei confronti delle figure maschili adulte, manifestazioni ritenute compatibili con un trauma mai elaborato. Nel corso del processo la difesa aveva cercato di mettere in discussione l'attendibilità delle dichiarazioni delle due sorelle, chiedendo anche una perizia psichiatrica sulle giovani. Una linea difensiva che non ha trovato accoglimento