In un presente storico in cui la governance urbana riduce lo spazio pubblico a mera vetrina estrattiva e consumo mercificato, la scommessa di Spellbound – nato nel 2025 al PAV (Parco Arte Vivente) – assume una postura programmaticamente ostile alla monocultura dell’intrattenimento e alle sue logiche di profitto. Articolato in due tempi tra l’inizio dell’estate e la fine di settembre, il festival sceglie la via del “reincantamento”: non come fuga idilliaca, sterile ecologismo di facciata o rifugio spiritualista, ma come pratica d’attacco radicale e situata per sabotare l’immaginario dell’Antropocene e ridefinire materialmente le relazioni tra umani e più-che-umani. Attraverso l’investigazione sonora, il territorio cessa di essere fondale inerte o risorsa da sfruttare, rivelandosi per ciò che è: un archivio vivente e pulsante, perennemente attraversato da conflitti storici, cicatrici coloniali e asimmetrie di potere.

È nella lunga e densa giornata di sabato che Spellbound ha formalizzato il suo sabotaggio più esplicito ai regimi biocapitalistici della produttività permanente e della sottomissione del tempo vitale. Se il capitalismo contemporaneo ha colonizzato persino i nostri ritmi biologici, trasformando l’insonnia in una virtù performativa e il riposo in una merce da monetizzare (generando storture come soft clubbing e derivati), la notte del festival si è configurata come un atto di diserzione e sottrazione collettiva. L’inaugurazione della corte del PAV è stata affidata a The Vestibule, una performance collettiva per impianto multicanale che ha visto le traiettorie di Rosso Polare, Giada Pignotti, HMOT e Dania trasformare lo spazio in una soglia auricolare critica. Nell’intreccio sonoro sono entrate in collisione le geografie dello sfruttamento rurale e urbano con le storie di posizionalità migrante, fino alla risintesi decoloniale della memoria acustica dei popoli indigeni del Bashqortistan: un’operazione che dimostra come l’ascolto profondo e non pacificato possa farsi strumento di rivolta contro l’omologazione culturale.