Chiariamo: va già bene così. Al tifoso giallorosso che non vede la Serie B da vent’anni e che ha girovagato in lungo e in largo tra i dilettanti, sapere che Ronaldinho ora indossa la maglia del Ravenna è qualcosa che va oltre la realtà. Non è spiegabile.
Va bene essere stati capitale di un impero e passeggiare tra mosaici unici e bellissimi, però diventare famosi in tutto il mondo solo perché un brasiliano di 46 anni fuoriclasse del pallone ha deciso di tornare a giocare allo stadio Benelli non è lo stesso.
Questo perché chi a Ravenna ama il calcio è sempre stato figlio di un dio minore schiacciato tra gli scudetti e le coppe dei campioni della pallavolo, il disinteresse degli imprenditori locali (a parte l’era di Daniele Corvetta) e delle amministrazioni (vedi come è ridotto lo stadio), oltre al tradimento di chi vive ai margini della provincia, da sempre più simpatizzante del Cesena o del Bologna.
Adesso questo si è capovolto: ovunque sul web si parla di Ravenna e di Ronaldinho, la maglia numero 10 va a ruba e bambini, giovani e anziani sognano che entri in campo almeno una volta per gonfiare la rete o disegnare un assist a Manuel Fischnaller per un gol sotto la curva Mero.
Tutto bene? Sì, però ora la città deve sfruttare questo effetto. Subito. Perché lo slancio internazionale dato a Ravenna grazie alla mossa di un presidente come Ignazio Cipriani - qualcosa che non succedeva da quando il nonno, Raul Gardini, nel 1992 gareggiò con il Moro di Venezia alla Coppa America di vela - va cavalcato. Velocemente. E non basta annunciare genericamente che tutto questo sarà un volano per il turismo, bisogna darsi da fare tutti insieme. Ravenna è indietro - storicamente - nelle infrastrutture: difficile da raggiungere in auto o in treno, con un nuovo palazzetto dello sport incartato tra cantieri in ritardo e costi lievitati e appunto con uno stadio vecchio e per lo più inagibile. Dove tra tira e molla, annunci e comunicazioni non chiare, solo da pochi giorni sono iniziati i lavori per demolire e rifare in piccola parte la vecchia tribuna distinti, aumentando la capienza da circa 5mila posti a poco più di 6mila entro l’inizio del 2027.







