Roma, 2 luglio 2026 – Il welfare aziendale non è più una nicchia per grandi gruppi o una leva accessoria di gestione del personale. In dieci anni è diventato una componente stabile del rapporto di lavoro, uno strumento di integrazione del reddito, di sostegno alla famiglia, di attrazione dei talenti e di organizzazione sociale dentro l’impresa. A fotografare il cambio di scala è il Centro Studi AIWA, l’Associazione italiana welfare aziendale, che al primo Forum nazionale del settore, ospitato al CNEL, ha presentato un censimento costruito sui dati degli operatori associati.
Il numero dei lavoratori beneficiari di piani di welfare aziendale è cresciuto del 699% in dieci anni e oggi supera quota 4 milioni di dipendenti. Nello stesso periodo i piani di welfare sono aumentati dell’839%. Il valore complessivo dei piani gestiti nel 2025, senza considerare buoni pasto, previdenza complementare contrattuale e assistenza sanitaria integrativa contrattuale, supera i 3,2 miliardi di euro. È la conferma che il welfare aziendale è entrato nella normalità produttiva del Paese.
La svolta del 2016
Il punto di partenza è la legge di bilancio per il 2016, che ha modernizzato la disciplina fiscale del welfare aziendale intervenendo sull’articolo 51 del TUIR. Da allora, il sistema è cresciuto grazie a una combinazione di fattori: vantaggi fiscali, maggiore attenzione delle imprese al benessere dei dipendenti, contrattazione collettiva, piattaforme digitali e progressiva domanda dei lavoratori di servizi più aderenti alla vita quotidiana. AIWA, nata nello stesso periodo, rappresenta oggi 28 società del settore, pari al 90% del mercato. Il dato è significativo perché mostra quanto l’ecosistema del welfare sia ormai strutturato: non soltanto imprese che erogano benefit, ma operatori specializzati, piattaforme, consulenti, gestori di piani, servizi per famiglie e lavoratori.














