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Andrea Rinaldi

Secondo il Rapporto Welfare Index Pmi 2026 di Generali Italia queste imprese producono più occupazione. Fancel: «Il welfare è parte integrante della crescita»

Il 76,5% delle aziende italiane di piccole e medie dimensioni ha superato il livello medio di welfare aziendale. Risulta triplicato, invece, il numero di Pmi con livello molto alto, passando dal 10,3% del 2016 al 33,9% del 2026 e ridotto il peso delle aziende che limitano il welfare al solo adempimento contrattuale, con solo il 18,2% delle Pmi. Sono questi alcuni dei dati presentati nel Rapporto Welfare Index Pmi 2026 di Generali Italia. Giunto al suo decimo anno, la fotografia sullo stato del welfare nelle piccole e medie imprese italiane si basa su un modello di analisi organizzato in dieci aree, tra cui previdenza e protezione e salute e assistenza. Oltre 7mila imprese - più che triplicate rispetto alla prima edizione del 2016 - di tutti i settori produttivi, di tutte le dimensioni e provenienti da tutta Italia e il raggruppamento delle aziende in quattro profili, come welfare strategico, a cui appartengono il 19% delle imprese e welfare premiante, che comprende il 31,1% delle imprese. Tra gli indicatori più importanti c'è quello che misura l'impatto sociale, che evidenzia «la capacità di rispondere in modo concreto ai bisogni delle persone e delle comunità». Nel 2026 emerge una forte crescita di consapevolezza: l'87,6% delle imprese riconosce la centralità di salute e sicurezza e il 75,9% ritiene necessario rafforzare il proprio ruolo sociale, mentre il 66,4% si sente chiamato a contribuire allo sviluppo sostenibile di filiera e territorio. Le imprese che integrano il welfare nelle proprie strategie arrivano, inoltre, a livelli elevati di impatto sociale fino al 90% dei casi, grazie a modelli più strutturati, maggiore coinvolgimento dei lavoratori e una migliore capacità di intercettare i bisogni reali.