Il welfare aziendale non è più una voce marginale nei bilanci delle piccole e medie imprese italiane. Negli ultimi anni si è trasformato in uno strumento strategico, capace di incidere sulla crescita delle aziende, sulla competitività e sul benessere delle persone. A confermarlo è il decimo Rapporto Welfare Index PMI, presentato il primo di luglio a Palazzo della Cancelleria, a Roma.

L’iniziativa è promossa da Generali Italia con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, del Ministero delle Imprese e del Made in Italy e con la partecipazione delle principali Confederazioni italiane: Confindustria, Confagricoltura, Confartigianato, Confprofessioni e Confcommercio. Un traguardo che riflette anche la crescita del progetto: quest’anno hanno partecipato oltre 7.000 imprese, tre volte quelle che avevano aderito alla prima edizione. I numeri, infatti, raccontano un decennio di trasformazione. Nel 2026 il 76,5% delle imprese ha raggiunto almeno un livello medio di welfare aziendale, mentre le PMI con livello alto o molto alto sono più che triplicate, dal 10,3% del 2016 al 33,9% di oggi.

Il percorso si è snodato in tre fasi: espansione rapida tra 2016 e 2019, consapevolezza segnata dal Covid tra 2020 e 2024, e oggi maturità, con crescita quantitativa più lenta ma qualità gestionale e impatto sociale in aumento.