di
Tiziana Pisati
Nel 2002 ha fondato a Bukavu Casa Ek’Abana dove accoglie bambine ritrenute streghe, torturate, sottoposte a esorcismi e abbandonate dalle famiglie, e bambini di strada. Già salvati 700 minori. Dall’Italia l’aiuto del Movimento lotta alla fame nel mondo
Se il babbo o la mamma si ammalano oppure nasce un fratellino con disabilità o succede una disgrazia in famiglia, se la prendono con loro. Con le «bambine streghe» che per questo sono torturate barbaramente e cacciate di casa dai loro genitori. Suor Natalina le ricorda tutte per nome. «Chanel, 11 anni, è arrivata a Casa Ek’Abana che era uno straccetto: continuava a tossire e a vomitare. Aveva forti dolori al petto: le facevano bere dell’acido convinti di scacciare gli spiriti maligni. Charmante, 14 anni, è stata massacrata dai ripetuti esorcismi, perché suo padre stava sempre male e gliene faceva una colpa. Insulti e privazioni continuarono anche quando lo facemmo visitare e si scoprì che aveva il diabete. Come le altre, l’abbiamo curata anche nell’anima, finalmente si sente capita».
Storie pazzesche, atrocità inaccettabili. Non siamo nel Medioevo ma nella Repubblica democratica del Congo, giugno 2026. Al telefono suor Natalina Isella che nel 2002 sulle colline di Bukavu, nel Sud Kivu, ha fondato Casa Ek’Abana, in swahili «Casa dei bambini» dove i «ragazzini di strada» figli di genitori senza capacità educativa, o rifugiati perché orfani di guerra, trovano la salvezza. Al momento ce ne sono 35, almeno un migliaio vengono aiutati attraverso le comunità della parrocchia. Arrivano accompagnati da volontari, da anime buone, dalla «Polizia dei bambini». Almeno 700 quelli salvati in 24 anni, per il 60 per cento ragazzine accusate di stregoneria «per superstizione, non per crudeltà né per ignoranza». Malefiche credenze popolari difficili da sradicare «nonostante qui la legge punisca tali pratiche. La miseria fa perdere la ragione».








