Un breve soggiorno per far conoscere la bambina ai nonni paterni si è trasformato in una prigione. La drammatica vicenda della professionista cuneese bloccata nel deserto saudita, dove le leggi cancellano i diritti delle madri occidentali

Una vacanza di Pasqua che si trasforma in una prigione, a migliaia di chilometri da casa. È il dramma che sta vivendo Angela Rovera, dentista piemontese di Busca, bloccata da mesi in Arabia Saudita insieme alla sua bambina di soli due anni. Quello che, infatti, doveva essere un breve soggiorno per far visita ai parenti del marito, cittadino saudita, è diventato un incubo fatto di documenti sottratti, stanze sorvegliate dalle telecamere e un’attesa logorante che consuma i giorni. Un destino non troppo diverso da quello di un’altra connazionale, la sanremese Nessy Guerra, intrappolata, lei in Egitto, per una separazione che rischia di costarle l’affidamento della figlia Aisha, di appena tre anni.

Angela Rovera, un viaggio diventato una trappola

Tutto inizia alla fine di marzo, quando Angela Rovera decide di partire dall’Italia. Nel cuneese la conoscono tutti: è una professionista stimata, ha uno studio avviato a Piasco, in valle Varaita, e una vita serena. Il viaggio a Taif, una città situata a una sessantina di chilometri dalla Mecca, nasce con l’intenzione di trascorrere le festività pasquali insieme alla famiglia del coniuge, permettendo alla piccola di passare del tempo con i nonni. Il rientro a casa è già fissato per il 10 aprile. Quei biglietti di ritorno, però, non verranno mai utilizzati.