Al bar, sulla spiaggia, al ristorante, in strada davanti ai semafori, eccoli i bambini d’estate. Non sono in vacanza è lavoro. Lavoro minorile, sfruttamento, appropriazione indebita di un valore assoluto come l’infanzia per fare commercio, reddito, guadagno.
Anni fa avevo già individuato, in un distributore di carburante nell’estremo Salento, la figura di una bambina di otto nove anni che lavorava alla pompa di benzina. L’avevo chiamata bambina-benzina. Con la maglietta e i sandaletti rosa di «Sailor Moon» serviva con alta professionalità distratti clienti a bordo di ruggenti auto metallizzate. Sembrava una autentica rarità, una bambina che lavorava, una eccezione che non segnava una regola; ora il quadro si è drammaticamente complicato e allargato.
I turisti non sono più rari, il turismo non è più un caso isolato, i visitatori non sono più, come avveniva un tempo, una tribù sconosciuta che appariva mentre usciva timorosa dalle navi da crociera per pochi istanti per poi farsi inghiottire dai tanti traghetti destinazione Grecia. Ora i turisti, che vedevamo per un attimo di sfuggita solo a Ferragosto, sono una presenza costante. Muniti dell’immancabile trolley ultimo modello e tenendo in mano il telefonino-navigatore satellitare, percorrono le strade della città da nord a sud, da San Girolamo a Japigia passando per il quartiere Madonnella. Sono una presenza attiva e curiosa, osservano con meraviglia le tante cose che la città propone anche se non capiscono come mai davanti alle strisce pedonali nessun automobilista si fermi… Eppure è un segnale chiaro conosciuto in tutta Europa.








