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Antonio Della Rocca

Lo scatto di un ragazzino esausto tra gli ombrelloni diventa simbolo di una piaga che associazioni e volontari denunciano da anni: «Solo le segnalazioni possono spezzare la catena dello sfruttamento»

Un ragazzino, all'apparenza minorenne, sagoma affilata, pelle di colore olivastro, si direbbe d'origine indiana, zaino in spalla: il viso è la maschera della sofferenza nella canicola estiva, sotto il sole che picchia forte su una spiaggia salentina. La sua sagoma affilata, catturata forse per caso dalla fotocamera di un telefonino, intenerisce e indigna l'Italia, rimbalzando sui social. Mobilita i sindacati che da anni sfidano il caporalato, associazioni, gente comune: chiedono azioni concrete, solidarietà, collaborazione dei cittadini, il coraggio della denuncia non punitiva, ma finalizzata a salvare una gioventù senza futuro, disorientata, alla quale il caporale di turno prosciuga le forze mettendola al lavoro forzato in cambio di quasi nulla.

«Non comprate da questi bambini ridotti alla schiavitù dai loro padroni, non non lo fate perché a spingervi è una forma di empatia istintiva che non produce del bene ai venditori ambulanti, specie se così piccoli, ma denunciate alle forze dell'ordine, con tutte le cautele del caso, perché solo così possiamo affrancare questo pezzo di umanità sfortunata, da veri e propri fenomeni di caporalato», avverte don Giuseppe Venneri, direttore della Caritas diocesana di Nardò-Gallipoli.