Uno zaino in spalla, il volto segnato dalla fatica, la pelle olivastra che lascia intuire origini indiane. Non avrà più di una decina danni. Ed è solo, senza adulti nei paraggi che possano dirsi essere i suoi familiari. Non fosse per la sua esile figura, lo scenario sarebbe quello di un weekend estivo qualunque. Lo scatto, firmato dal giornalista di Quotidiano di Puglia Pierpaolo Spada, ritrae il piccolo venditore ambulante su una spiaggia salentina, sotto un sole che non perdona. L'immagine, pubblicata dal Quotidiano, ha smosso sindacati, associazioni e cittadini comuni, riportando alla luce un fenomeno che la routine estiva tende a rendere invisibile: il lavoro minorile sfruttato dal caporalato.
“Siamo alle solite: i bambini vanno segnalati subito alle forze dell'ordine - ha detto Ludovico Abbaticchio, garante regionale per l'infanzia e l'adolescenza- Se ci sono zone d'ombra, devono venire tutte alla luce. Un lavoratore di tredici anni, da noi, è totalmente fuori legge: il rischio di degenerazione è altissimo”.
Il fenomeno dei venditori ambulanti giovanissimi sulle spiagge pugliesi non è una novità: da anni se ne incontrano, spesso risucchiati nell'indifferenza di chi è abituato a vederli passare tra gli ombrelloni. Quello che sembra essere cambiato, secondo chi segue da vicino la questione, è la struttura che vi sta dietro: non più singoli che si autogestiscono, ma organizzazioni capaci di muovere minori lungo chilometri di costa, in cambio di un giaciglio e di un pasto insufficiente, senza che resti loro in tasca un euro dei guadagni.







