La fotografia che la settimana prossima arriverà al tribunale dei minori de L’Aquila sembra di quelle sfuocate. Ancora in bilico, quantomeno dai contorni confusi. Da una parte c’è il parere della curatrice speciale Marika Bolognese e della tutrice Maria Luisa Palladino, che da qualche settimana seguono i tre figli della “famiglia nel bosco”; dall’altra la relazione (aggiornata) dei servizi sociali e della casa di comunità che ospita fisicamente i piccoli Birmingham- Trevallion. Il primo dice che «il periodo di osservazione trascorso dai minori nella struttura protetta è troppo breve per stabilire se le criticità rilevate dall’autorità giudiziaria minorile siano state superate»; la seconda suggerisce che, invece, quei ragazzini, che dal 20 novembre non vivono più assieme ai definire.

E proprio per questo le carte, le perizie e i resoconti stanno iniziando ad avere un loro peso specifico. Sì, è vero, l’indicazione della curatrice e della tutrice non è vincolante, vuol dire che non deve essere seguita per forza, alla lettera, dal giudice. Epperò è lì, nero su bianco, sulla scrivania del magistrato che una delibera la dovrà prendere, è pure trapelata alla stampa. Una settimana sola in comunità, fanno notare Bolognese e Palladino, è un lasso di tempo troppo ristretto per un’osservazione puntuale: e d’accordo, sarà anche vero, certe cose non si fanno di fretta, ma il tempo, in questa vicenda, c’entra e c’entra addirittura un po’ troppo. Perché stiamo parlando di tre ragazzini di sei e nove anni per cui ogni secondo è prezioso e ogni minuto è un minuto in più passato lontano da babbo Nathan e mamma Catherine.