Cade oggi, 12 giugno, la ricorrenza istituita dall'ILO per sensibilizzare su una problematica che a livello mondiale coinvolge ancora decine di migliaia di minori. Nel nostro Paese, secondo i dati di Save the Children, il 6,8% di chi ha tra i 7 e i 15 anni svolge o ha svolto almeno un’attività lavorativa nella vita, spesso in ambito familiare. La ristorazione è il settore in cui il fenomeno è più diffuso

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Circa 336mila minorenni, tra i sette e i 15 anni, sono coinvolti in qualche forma di lavoro minorile in Italia. Sono i numeri diffusi da Save the Children, gli unici disponibili sul nostro Paese per quella fascia d'età, su cui ogni anno associazioni e organizzazioni no profit cercano di far luce, anche in occasione della Giornata mondiale contro il lavoro minorile, ricorrenza istituita dall’ILO (l’Organizzazione Internazionale del Lavoro delle Nazioni Unite) che ogni anno cade il 12 giugno. Se si guarda invece solo alla fascia 15-17 anni, secondo l'Unicef nel 2024 i lavoratori minorenni in Italia erano 80.991 tra i 15 ed i 17 anni.

La definizione di lavoro minorile

Per lavoro minorile si intende “l’attività lavorativa che priva i bambini e le bambine della loro infanzia, della loro dignità e influisce negativamente sul loro sviluppo psico-fisico”. L’Organizzazione Internazionale del Lavoro precisa che la definizione canonica comprende “varie forme di sfruttamento e abuso, spesso causate da condizioni di estrema povertà, dalla mancata possibilità di istruzione, da situazioni economiche e politiche in cui i diritti dei bambini e delle bambine non vengono rispettati, a vantaggio dei profitti e dei guadagni degli adulti”. Molti dei bambini, si evidenzia, sono coinvolti “nei processi produttivi dell’economia globalizzata”, che si tratti di agricoltura o attività minerarie oppure dei servizi e delle industrie per la produzione di beni destinati all’esportazione.