Oggi ricorre la giornata contro lo sfruttamento del lavoro minorile, un fenomeno che compromette l’istruzione dei bambini, limitando i loro diritti e le loro opportunità future e mettendoli a rischio di danni fisici e mentali, ma anche il loro diritto al gioco, al riposo e al tempo libero. L’art.32 della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza afferma il diritto dei minorenni a essere protetti dallo sfruttamento economico e dai lavori pericolosi o che ostacolino l’istruzione.
Secondo le nostre stime dell’Unicef e dell’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), a livello globale, nel 2024 erano 138 milioni di bambini coinvolti nel lavoro minorile e di questi, quasi due terzi di tutti i bambini impiegati nel lavoro minorile - circa 87 milioni – vivono in Africa subsahariana.
Il fenomeno è presente anche nel nostro paese.
Secondo il 4° Rapporto statistico “Lavoro minorile in Italia: rischi, infortuni e sicurezza sui luoghi di lavoro”, presentato oggi a Roma, che esamina il quinquennio 2020- 2024, realizzato nell’ambito delle attività dell’Osservatorio Unicef per la prevenzione dei danni alla salute da lavoro minorile e curato dal “Laboratorio di Sanità Pubblica per l’analisi dei bisogni di Salute delle Comunità” del Dipartimento di Medicina, Chirurgia e Odontoiatria “Scuola Medica Salernitana” - Università degli Studi di Salerno, il numero di minorenni (15-17 anni) che lavorano in Italia è più che raddoppiato, passando da 35.505 a 81.565 unità. Osservando invece la fascia di età entro i 19 anni il numero dei lavoratori è passato dalle 310.400 unità del 2021 alle 427.072 rilevate nel 2024, segnando un incremento complessivo del 37,6%.










