Per chi convive con una malattia cronica, rientrare al lavoro può essere uno dei momenti più difficili del percorso di cura. Una recente ricerca dell'Università di Milano-Bicocca mette in luce le difficoltà di conciliare salute e occupazione, il timore dello stigma e la necessità di costruire percorsi di reinserimento più inclusivi per lavoratori e aziende
di
Claudia Spina, Responsabile Salute e Arte Associazione Respiriamo Insieme Eps
Tornare al lavoro dopo una diagnosi di tumore, una malattia cardiovascolare, reumatica o dopo un periodo segnato da ansia e depressione non significa semplicemente riprendere la propria attività. Per molte persone rappresenta un momento di grande fragilità, in cui si intrecciano la fatica della malattia, la paura di non essere più considerati come prima e il timore di essere giudicati sul posto di lavoro. È questa la realtà emersa dal progetto di ricerca “Inequalities in employment behavior among people with limiting longstanding illness in the Italian context: social determinants and socio-psychological dynamics”, promosso dal Dipartimento di Psicologia dell’Università di Milano-Bicocca e finanziato da Fondazione Cariplo. Lo studio, più semplicemente denominato Diversilav, è stato presentato lo scorso 9 giugno durante il convegno conclusivo e ha analizzato come le persone con malattie croniche mantengano, perdano o cerchino lavoro in Italia, con particolare attenzione alla Lombardia e ai percorsi di reinserimento lavorativo.







