| 30 Giugno 2026 14:15 |
1 minuto per la lettura
(Adnkronos) – “Ci sono tante modalità con cui i pazienti possono favorire, agevolare e accelerare i percorsi alle cure, anche quelle innovative”. Una di queste li vede “inglobati all’interno del team multidisciplinare” perché “il paziente non deve essere ‘al centro’ come un bersaglio, ma deve essere al tavolo insieme ai clinici e all’équipe multidisciplinare per decidere insieme a loro del suo percorso” di cura. Per questo “l’advocacy”, è un’attività “fondamentale che le associazioni possono e devono portare avanti”. Sono le parole di Anna Maria Mancuso, presidente Salute Donna e coordinatrice del gruppo ‘La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere’, oggi, all’incontro ‘Pazienti in agorà. Verso una cura più vicina per tutti’, presso Sda Bocconi a Milano.
“I tempi di approvazione e disponibilità delle terapie – osserva Mancuso – sono spesso troppo lunghi a causa di ostacoli burocratici, passaggi normativi e blocchi legati ai prontuari regionali o ai processi di Aifa, l’Agenzia italiana del farmanco. Questi rallentamenti impediscono l’accesso tempestivo a cure innovative che, in molti casi, sono salvavita e fondamentali. L’obiettivo dell’advocacy – sottolinea – è proprio quello di portare i bisogni dei pazienti all’attenzione dei decisori politici, affinché si possa collaborare per modificare e snellire i percorsi legislativi”.











