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Dafne Roat

Giovanni Gabrielli, per l'omicidio della madre a Rovereto, dovrà restare 10 anni in una Residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza. La sorella: «Ha derubato la mamma. Ora si pentirà, si curerà e poi uscirà»

È rimasta in silenzio, seduta alle spalle del suo avvocato, per tutta l’udienza. Composta e dignitosa. Lo sguardo talvolta si incrocia con quello del legale e nei suoi occhi c’è un velo di tristezza. «Speravo fosse arrivato il momento, che emergesse la verità», dice. C’è tanta amarezza nelle parole di Gloria Gabrielli, ma non è sorpresa della decisione dei giudici. «Me lo aspettavo, mio figlio no, ma io lo sapevo», afferma la sorella Giovanna Gabrielli.

Il ricordo di quel giorno, era la sera del 15 giugno dello scorso anno, quando era stata chiamata e le avevano detto che la mamma Annamaria era morta, è dolorosamente impresso nella sua mente. Ma nella sua voce si percepisce anche il senso di impotenza e ingiustizia. «Ha sperperato il patrimonio della famiglia, ha derubato la mamma e l’ha cacciata di casa, gli ha stretto le mani sul collo più di una volta e mio padre è morto di dolore», racconta. «Lui ha sempre utilizzato la psichiatria e il Tso, i famosi 27 Tso, dopo un guaio. Diceva: “Posso fare quello che voglio tanto diranno che sono matto”». Gloria racconta i lunghi anni di sofferenza e i prelievi di denaro da parte del fratello. «Tutte queste cose le ho scritte — continua — è dal 1992, da più di 33 anni che vivo questa tragedia e sono sola. Io e la mamma eravamo sole davanti a questo problema psichiatrico che altro non è che una menzogna. Quello che mi rattrista è che non sia emersa questa falsità».