Alla giudice per le indagini preliminari lo ha ripetuto mille volte: «Io sono una brava persona». E su quanto avvenuto nella casa in cui Fabio Fibrini viveva con la mamma Maria, massacrata con 13 coltellate presumibilmente sabato scorso, di fatto l’uomo arrestato per omicidio continua a dire di non ricordare.

Secondo l’avvocata Roberta Pietranera, che difende il 51enne insieme al collega Giorgio Zunino, «il nostro assistito è rispettoso e collaborativo, ma continua ad aver un black out totale su quanto avvenuto in casa» a San Felice, alture di Molassana.

Quando la gip ha chiesto all’uomo, che si trova sempre nell’ala della clinica psichiatrica dell’ospedale San Martino in cui vengono ricoverate le persone colpite da misura cautelare, il perché di tutto quel sangue in casa, Fibrini ha risposto «l’ho visto, ma non me lo sono saputo spiegare».

E così, in una mezz’ora scarsa di interrogatorio, il 51enne ha più che altro raccontato che «mi occupavo io della mamma, facevo sempre la spesa. Abbiamo litigato qualche volta, ma nell’ultimo periodo andava tutto bene».

Al di là delle eventuali strategie di difesa e accusa, rappresentata dal pm Luca Scorca Azzarà, pare davvero che si vada verso una consulenza psichiatrica. A Fibrini negli ultimi anni è stato diagnosticato un disturbo bipolare, ma per affermare che fosse incapace di intendere e di volere al momento del delitto occorre ovviamente un parere ad hoc di uno specialista.