L’eolico è la fonte di elettricità più leggera che l’umanità abbia mai avuto: rapportando i materiali all’energia prodotta, una grande turbina eolica di ultima generazione richiede al massimo 9 grammi di materiali (almeno all’85% riciclabili) per kWh prodotto, 42 volte meno rispetto al carbone e anche guardando al consumo di suolo – ossia le aree impermeabilizzate, basi delle torri e ausiliari d’impianto –, il bilancio risulta favorevolissimo. Eppure ci sono Regioni come la Sardegna che ancora preferiscono le centrali a carbone alle pale, un problema che riguarda da vicino anche il Governo italiano.
A livello nazionale, anche «una volta valutati, quasi la metà dei progetti eolici onshore viene respinta, e il Ministero della cultura rifiuta circa il 90% dei progetti greenfield», come emerge da una recente analisi di Montel. Il risultato finale traspare chiaramente dagli ultimi dati Terna, in base ai quali lungo lo Stivale – al 31 maggio 2026 – risultano 86,42 GW di potenza rinnovabile installata, di cui 46,12 GW di solare e appena 13,91 GW di eolico. Una distribuzione squilibrata che grava sull’economicità dell’intero sistema elettrico nazionale, dato che la complementarità tra le due fonti (quando il solare produce meno, l’eolico tende a produrre di più) riduce la necessità di stoccaggi e abbassa gli investimenti necessari a sostenere la transizione energetica.









