Le parole pronunciate da Filomena Iemma e da Gildo Claps nel corso della trasmissione Chi l’ha visto, a seguito della notizia della riapertura delle indagini sul caso di Elisa Claps, non possono rimanere senza risposta. Perché non sono l’esultanza di chi vede la possibilità che si chiuda un conto con la giustizia, bensì la speranza, ancora una volta, che ci sia qualcuno disposto ad aprire le finestre, dove per troppo tempo hanno ristagnato il silenzio, le omissioni, le ipocrisie e le domande senza risposta.
La decisione della Procura di Potenza di riaprire l’indagine non riguarda soltanto la ricerca di eventuali responsabilità ancora inesplorate. Interroga innanzitutto il rapporto stesso tra lo Stato ed i cittadini. Perché quando una ragazza di sedici anni scompare e il suo corpo resta nascosto per 17 anni nel sottotetto di una chiesa, senza che nessuno dica nulla, la vicenda non può esaurirsi nella responsabilità, già accertata, del suo assassino.
Rimangono interrogativi che continuano a chiedere risposte: chi ha taciuto? Chi avrebbe potuto parlare? Chi ha consentito, con l’omissione o con l’indifferenza, che la verità restasse sepolta così a lungo? È questo il senso profondo delle parole di Gildo Claps quando afferma che è importante che qualcuno voglia ancora “riscrivere la verità giudiziaria”. Non significa riscrivere i fatti, ma provare a completare una trama complessa con i tasselli che ancora mancano, perché una giustizia incompleta lascia inevitabilmente spazio al dubbio e all’amarezza.










