Di: Chiara Savi, intervista originale - ludoC, adattamento webÈ passata una settimana dalle due violente scosse che hanno colpito il nord del Venezuela e il bilancio resta provvisorio: 2’000 i morti, 300’000 le persone toccate dall’emergenza, oltre 50’000 gli edifici distrutti. Nella regione de La Guaira, epicentro del sisma, i soccorritori non cercano più sopravvissuti ma soprattutto cadaveri.Lo racconta a SEIDISERA, collegata da Caracas, la giornalista Alice Campaignolle, appena rientrata dalla zona colpita: le squadre in tuta bianca, inizialmente destinate ai soccorsi, vengono ora utilizzate anche per il trasporto delle salme, spiega. Sul terreno sono intervenuti sempre più macchinari da cantiere, segno che la speranza di trovare persone ancora in vita si è ormai esaurita, nonostante alcuni sfollati continuino a raccontare di aver sentito voci sotto le macerie.C’è bisogno di tutto: dal cibo alle tendeUna settimana dopo il disastro, gli sfollati sono ancora privi di beni essenziali: cibo, acqua, tende. A La Guaira sono sorti accampamenti di fortuna, messi a dura prova nella notte tra lunedì e martedì da un violento temporale che ha esposto alla pioggia chi aveva già perso tutto, sottolinea la giornalista. Venezuela: la speranza tra le macerie, salvi madre e figlioRSI Info 29.06.2026, 10:58Sistema sanitario al collassoNei primi giorni gli ospedali della regione erano sopraffatti. La situazione è aggravata dalle condizioni già precarie della sanità venezuelana, con infrastrutture insufficienti e personale sottopagato. Anche a Caracas, spiega alla RSI Alice Campaignolle, i nosocomi hanno accolto un afflusso straordinario di feriti. Ora, con il passare dei giorni, negli ospedali si registrano sempre meno feriti e sempre più decessi.Rabbia crescente verso il GovernoCresce intanto la frustrazione della popolazione nei confronti delle autorità, accusate di non essere in grado di gestire l’emergenza. Il Governo ha finora scelto il silenzio di fronte alle critiche. A La Guaira, secondo la testimonianza della giornalista, non c’è famiglia che non abbia espresso il senso di essere stata abbandonata: molti hanno dovuto estrarre da soli i corpi dei propri cari e ora faticano a trovare una sistemazione, mentre i centri di raccolta sono organizzati perlopiù da privati. Venezuela: i soccorsi non si fermanoTelegiornale 01.07.2026, 12:30Caracas ha annunciato la creazione di commissioni incaricate di reperire alloggi per chi ha perso la casa, ma per la popolazione la misura resta largamente insufficiente.La solidarietà della SvizzeraOrganizzata dalla Catena della Solidarietà in collaborazione con le unità regionali della SSR, oggi, giovedì 2 luglio, in tutta la Svizzera si tiene la Giornata nazionale di raccolta fondi per sostenere le vittime dei violenti terremoti che hanno devastato il Venezuela il 24 giugno.Dalle 7 alle 23, le promesse di donazione della popolazione saranno raccolte per telefono presso le centrali di Ginevra (RTS), Zurigo (SRF), Lugano (RSI) e Coira (RTR) raggiungibili componendo il numero 0800 87 07 07 . È inoltre sempre possibile fare le proprie donazioni a favore delle vittime dei terremoti in Venezuela online sul sito della Catena della Solidarietà, tramite TWINT o presso qualsiasi sportello postale indicando la causale «Terremoti in Venezuela».
Una settimana dopo il terremoto si cercano solo corpi - RSI
A una settimana dal terremoto in Venezuela si rinuncia a cercare superstiti: mancano cibo e tende, ospedali al collasso e rabbia verso il governo.










