«We must be doing something right to last 200 years». Avremo pur fatto qualcosa di buono per durare 200 anni è il verso di una canzone di “Nashville”, film di Robert Altman ambientato durante il Bicentenario Usa del 1976, con un candidato presidenziale populista e reazionario sullo sfondo. Nell’anniversario numero 250 della dichiarazione di indipendenza, il 4 luglio 2026, gli Stati Uniti si preparano a giudicare alle prossime elezioni di medio termine Donald J. Trump, l’uomo che sta facendo a pezzi l’idea stessa di Stati Uniti d’America con un indice di approvazione sprofondato al 38 per cento.Sarà anche stata illusoria l’idea storica di una “casa dei liberi”. Ma la discontinuità di Trump con il passato non ha precedenti. Il maglio presidenziale ha spianato, in ordine sparso, il diritto internazionale in Medio Oriente, il conflitto di interessi con i mille affari a favore di figli, cognati e amici, l’autonomia del potere giudiziario con l’insabbiamento degli Epstein files e le risse con la Corte Suprema, la libertà di parola con gli attacchi ai media, l’indipendenza delle authority e delle agenzie di Stato con l’Irs obbligata a concedere l’immunità fiscale perenne al boss – come si è presentato ai colleghi durante l’ultimo G7 - e ai suoi consanguinei.Nessuna misura di distanziamento patrimoniale è stata presa né dal presidente, né dai suoi familiari, ancor meno dai suoi partner d’affari o dalla pletora di donatori che gli hanno offerto per le midterm election di novembre una cifra record intorno ai 400 milioni di dollari.Mentre Trump e famiglia investono in criptovalute, stablecoin, memecoin, mercati di predizione, terre rare, resort di lusso e sistemi bellici, l’amministrazione repubblicana ha deciso il più colossale trasferimento di fondi pubblici in mano private. Secondo il punto 6 del preaccordo con l’Iran del 17 giugno, oltre ai 70 di miliardi spesi finora per bombardare, i cittadini Usa alle prese con il carovita dovranno tassarsi di 300 miliardi di dollari per un nuovo piano Marshall che prevede «la ricostruzione e lo sviluppo economico della repubblica islamica», in collaborazione con il regime degli ayatollah già rafforzato dall’attacco aereo del 28 febbraio.È presto per sapere se avremo un Trump hotel con golf sulla riva persiana dello Stretto di Hormuz. Ma è già noto che la privatizzazione radicale è l’anima del Board of peace, club a pagamento per trasformare le macerie di Gaza in una riviera per miliardari, delegato al genero presidenziale Jared Kushner e all’inviato per il Medio Oriente Steve Witkoff. L’immobiliarista newyorkese ha due figli (Zach e Alex) soci di World liberty financial, la società di cripto dei Trump che nel 2025 ha procurato 1 miliardo di profitti al presidente approfittando della crisi della valuta nazionale. Mentre la moneta-faro vacilla, Jeffrey Garten, economista ed ex decano di Yale, collega causa ed effetto: «Il vero pericolo è denigrare le istituzioni sulle quali si basa il dollaro».La guerra contro chiunque nel mondo sia sgradito all’uomo che volle farsi re è il primo moltiplicatore di profitti. L’industria bellica e “dual use” è stata mobilitata attraverso il Defense production act del 1950, un rudere legislativo della guerra in Corea, in piena Guerra fredda. In attesa dei dati di metà anno, il primo trimestre 2026 è andato benissimo per Boeing (+14 per cento dei ricavi anno su anno) bene per Raytheon e General Dynamics (+10 per cento), benino per Northrop Grumman (+4,4 per cento), maluccio per Lockheed Martin, in pareggio sul 2025. Nel complesso i 13 contractor della difesa analizzati da Yahoo finance hanno aumentato a dismisura il portafoglio ordini. Lo specchio della borsa segnala che tutte le imprese chiamate al fronte da Trump sono salite di quotazione dopo l’attacco a mercati chiusi lanciato sull’Iran sabato 27 febbraio. Da allora, alcune sono precipitate, come Northrop da un massimo di 768 ai 499 dollari di martedì 30 giugno, e Lockheed da 676 a 505, nonostante il contratto governativo da 35 miliardi in sette anni annunciato il 24 giugno proprio mentre il Senato votava contro il presidente sui poteri di guerra con l’aiuto di tre esponenti repubblicani. Il problema dell’industria bellica Usa è che non riesce a stare dietro ai consumi. Il weapon shortage, la penuria di armi, affligge i progetti di future invasioni del Capo Supremo.Di gran lunga meno afflitti sono Donald junior ed Eric. I due figli maggiori del presidente hanno affidato a un broker un pacchetto da 1 miliardo di dollari da investire in varie imprese del settore armamenti. Peter Hegseth, Segretario alla Guerra, nuovo nome dell’ex Department of defense, ha prestato 620 milioni del Pentagono alla Vulcan elements partecipata dai due rampolli. A nord della linea del fronte, i fratelli Trump hanno comprato il 20 per cento della società incaricata di sfruttare le miniere di tungsteno del Kazakhstan. Il progetto è finanziato per 1,6 miliardi dal Tesoro. Ha puntato sull’affare anche la Cantor investment di Brandon e Kyle Lutnick, figli del segretario al commercio Howard, uno dei firmatari dell’accordo fra gli Usa e l’ex repubblica sovietica. In aggiunta, ci sono una decina di altri progetti immobiliari che vedono la Trump organization, di cui Don jr ed Eric sono vicepresidenti esecutivi, in partnership con fondi sovrani o grandi gruppi dei paesi del Golfo.«Trump ha trasformato la Casa Bianca in una centrale di corruzione attiva 24/7», ha dichiarato il 23 giugno il senatore democratico Chris Murphy che ha presentato una lavagna dei 500 giorni di presidenza con una trentina di casi.Fra questi c’è l’investimento di Donald jr in Kalshi e Polymarket, due dei principali prediction market che stanno beneficiando in modo diretto dalle scommesse sull’andamento della guerra e sui vari eventi politici con aumenti vertiginosi del valore d’impresa. Nonostante le puntate anomale legate agli annunci della Casa Bianca, con effetti dirompenti sulle oscillazioni di prezzo del petrolio, la presenza di bari con buone fonti all’interno dell’amministrazione o addirittura dentro la Sala Ovale è stata negata con forza e finora un solo caso minore è tato perseguito. Don jr, però, da consigliere strategico di Kalshi ha ricevuto 300 mila dollari in azioni della società l’anno scorso, quando il valore dell’impresa era di 2 miliardi di dollari. Nell’ultimo round di finanziamenti lo scorso maggio Kalshi è stata valutata 22 miliardi e oggi la quota del “first son” ha superato i 3 milioni di dollari. Argent de poche. La sorella Ivanka e suo marito Jared Kushner hanno mobilitato 1 miliardo di dollari per lo sviluppo immobiliare dell’isola albanese di Sazan, dove il progetto di un resort per ricchissimi ha scatenato a Tirana giorni di proteste partecipate da migliaia di cittadini contro il governo di Edy Rama, lo stesso dell’accordo sui Cpr con il governo italiano.Divertimenti per bambini anche questi di fronte alla quotazione di SpaceX (12 giugno) che ha trasformato Elon Musk, ex capo del Doge (Department of government efficiency), nel primo trilionario del globo. Con il presidente i rapporti personali sono altalenanti anche se le notizie della settimana riferiscono di una donazione azionaria ai Trump accounts, un’iniziativa benefica. Ma la borsa offre libero accesso a chi ha soldi da investire e 1789 Capital, di cui Donald jr è partner, ha già partecipato alla fusione di marzo fra SpaceX e xAi.«Non abbiamo combattuto una rivoluzione per essere governati dai tech billionaires», ha detto il deputato Ro Khanna con riferimento al cerchio magico di Musk, Jeff Bezos, Peter Thiel, Mark Zuckerberg e altri. «È una storia di corruzione», insiste da mesi il governatore della California Gary Newsom, probabile concorrente dem alle presidenziali 2028 e bersaglio abituale di Trump.L’ istrionismo di un presidente che ama passare per folle e maltratta a piacimento leader stranieri da Volodimir Zelensky a Giorgia Meloni è una formidabile arma di distrazione. Fra i casi finiti in pasto alla satira c’è la piscina riflettente del Lincoln Memorial a Wahington, rinnovata con affidamento diretto alla Greenwater di John Cafaro, finanziatore elettorale di Trump per 300 mila dollari, pregiudicato per avere corrotto un deputato. La Greenwater, come lasciava supporre la ragione sociale, ha trasformato il presunto specchio d’acqua in una palude di alghe verdastre al prezzo di 16 milioni di dollari. Il grande pubblico riderà meno con gli extracosti da 600 milioni di dollari per la nuova sala da ballo della Casa Bianca in stile rococò, una pacchianata spesso presa di mira dai conduttori di talk-show notturni come Jon Stewart, Jimmy Kimmel, Seth Meyers e altri.Il braccio di ferro nei confronti dei media, salvo i superMaga come la Fox della famiglia Murdoch, continua anche dopo l’estromissione di Stephen Colbert dal suo talk sulla Cbs. Il network sta per essere fagocitato dalla fusione da 111 miliardi di dollari fra la casa madre Warner e gli acquirenti di Paramount Skydance, guidati da David Ellison, figlio di Larry fra i maggiori “donors” di Trump, insieme al fondo RedBird del suo consulente personale Gerry Cardinale, e da una quantità di fondi arabi fra i quali ci sarebbe l’ubiquo Donald jr.Il prossimo nemico è Topolino, per meglio dire la Disney che controlla il network tv Abc. Brendan Carr, un fedelissimo che guida l’autorità sulle comunicazioni (Fcc), ha aperto due inchieste. Dopo l’attacco allo show Abc di Kimmel, messo fuori onda nel settembre 2025 e riammesso una settimana dopo, nel mirino c’è The View, un programma condotto da anchor di varie inclinazioni politiche come la sinistrorsa Whoopi Goldberg o Alyssa Farah Griffin, ex assistente di Trump che ha rotto i ponti con il radicalismo Maga dopo l’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio 2021. Lo strumento di Carr è una legge sulla par condicio. Secondo Disney, la norma non si applica ai programmi di entertainment. Decine di migliaia di abbonati hanno sommerso di proteste la Fcc.L’attacco di Trump alle voci ritenute ostili è ormai a 360 gradi e minaccia di ridefinire i rapporti fra giornalismo e potere ben oltre la fine della sua presidenza. Per metterli in sicurezza, si possono affidare i media a mani amiche, come sta per accadere alla Cbs e a Comedy Central. Si possono minacciare come è stato con Comcast proprietaria di Nbc e Ms Now. Infine, si possono querelare per cifre insensate come il New York Times (15 miliardi) e, in alcuni casi, persuaderli a una transazione a scanso di guai maggiori considerato il controllo del presidente sul sistema giudiziario. Altre fonti di informazione sono già in mano agli amici. Il Washington Post del caso Watergate è stato comprato nel 2013 da Bezos e decimato da 240 licenziamenti lo scorso febbraio. X, l’ex Twitter, è passato a Musk quattro anni fa. C’è Meta di Zuckerberg, che ha appena annunciato il suo debutto nei prediction market. Quanto a predizioni, il Candidato manciuriano, film del 2004, racconta di un vicepresidente controllato da una corporation criminale. La distopia a base di chip impiantati nel cervello è stata evocata durante il primo mandato di Trump. Nel secondo sembra una favoletta per bambini.