“La visita di Papa Leone a Lampedusa è un messaggio fortissimo, disarmato e disarmante, per tutta l’umanità. Ricorda che solo se ripartiamo dagli ultimi riusciamo a ricostruire quella magnifica umanità che oggi è in grande crisi”. Parla dagli Stati Uniti don Mattia Ferrari, cappellano di bordo di Mediterranea, che su invito di diocesi e movimenti popolari sta visitando città e metropoli per sostenere il loro lavoro a supporto dei migranti da mesi ormai nel mirino dell’Ice. Da coordinatore della piattaforma dei movimenti popolari, di cui anche il Pontefice ha sottolineato importanza e ruolo, insieme a Luca Casarini e César Piscoya, il giovane sacerdote ha incontrato parroci, vescovi e comunità di quindici città e da quelle periferie guarda a Lampedusa, dove più e più volte è arrivato a bordo delle navi e barche dell’ong reduci da missioni di soccorso e dove Leone XIV sarà in visita, dopo aver declinato l’invito del presidente Trump alle celebrazioni del 4 luglio. “Dal Mediterraneo alle periferie statunitensi, ci sono rotte comuni”, dice il giovane sacerdote.

Quali sono i punti di contatto?

“Qui vescovi, preti e movimenti accompagnano le persone alle udienze davanti alla commissione Ice. È un gesto semplice e al tempo stesso radicale e ricorda molto le visite di Francesco e di Leone a Lampedusa, perché anche qui si tratta di andare, visitare, incontrare, stare con loro, abbracciare gli ultimi, vedere quello che si cerca di voler cancellare”.